Alessandra Caputo e Billie Holiday, l’emozione e la visione

Alessandra Caputo e Billie Holiday, l’emozione e la visione

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Alessandra Caputo, drammaturga e attrice, mette in scena un mito della musica. Come mai questa scelta?

Ho scoperto Billie Holiday grazie a Valentino Puccio, che nello spettacolo cura le musiche, la sua storia mi è arrivata subito come qualcosa di lancinante e allo stesso tempo misterioso, indifeso, un misto di sensazioni che all’inizio non erano troppo chiare, andava studiato e sentito più da vicino quel contesto storico e musicale in cui si era mossa quella donna col fiore perenne sulla tempia. Col suo sguardo nero Lady Day aveva vissuto in mezzo a troppi dolori e quasi preda del potere del suo talento, c’era un quid che andava raccontato, senza pretese di fare chiarezza, ma dicendo la mia, la nostra, c’era qualcosa da celebrare. Si volevo rendere omaggio, ringraziare un vissuto che ha saputo fare la Storia.

Lady Day, una voce unica, sensuale come un fiore. Quando hai lavorato sul soggetto che emozioni hai sentito dentro?

Ho lavorato per incanto, uno dietro l’altro, in pieno stile jazz! tutto è cominciato con le bozze di un reading, che poi ha preso la forma seminale di uno spettacolo, da li lo studio più approfondito del mondo blues e jazz, dei suoi personaggi, dei suoi incredibili aneddoti e allora il ritorno a una scrittura più larga, strutturata, è nato il testo Lady Holiday Mississippi Drunk, edito da Edizioni Progetto Cultura nella collana teatrale Scena Muta, diretta da Adriano Marenco, autore peraltro di una ballata contenuta nel testo e che dice: “Alessandra ha chiesto un mio contributo, ho pensato allora di scrivere una canzone ispirata al testo Lady Holiday, mi sono concentrato su quelli che per me sono gli elementi chiave, il fiume Mississippi inteso anche come stato mentale e il razzismo viscerale, quasi una forza primigenia dell’America del tempo, e non solo”.                                                                                                                                                                                    La ballata è stata poi musicata da Valentino Puccio ed è diventata una vera e propria canzone originale. Allora lo spettacolo ha iniziato a prendere una forma più compiuta, con i Patas Arriba Teatro è diventato il nostro lavoro musicale, interpretato da Valentina Conti che sulla scena diventa una Billie dalla pelle chiara, una balck face al contrario! Mentre Pamela Adinolfi ha curato tutto il vastissimo materiale fotografico che dovrebbe diventare una mostra. Ci siamo occupati con grande dedizione di ogni aspetto di un percorso che sento quasi come un rituale, un approfondimento di emozioni, di passaggi, spesso violenti, spesso sognanti delle pagine di vita della nostra Billie.

Parliamo della regia.

La regia curata insieme a Simone Fraschetti ha viaggiato su questi tracciati di emozioni, la visionarietà che spesso contraddistingue i nostri lavori, qui diventa a mio avviso quasi liquida, si lascia andare a colori dirompenti e simboli continui, non segue un percorso lineare, affonda in ricordi, sbalzi d’umore, citazioni, affronta il dramma della segregazione razziale, si perde e si ritrova in pezzi di vita, brandelli di idee, complice del lavoro musicale di Valentino Puccio che ha fatto delle scelte coraggiose non affidandosi solo ad un repertorio musicale jazz, ma attraversando più stili e ritmi, contaminando, osando ed eseguendo tutto dal vivo con un basso elettrico solista, ma non manca un tamburo e anche qualche strumento rituale! Mentre Strange Fruit ci accompagna secondo un ritmo nuovo, lo strano frutto che pende da un ramo diventa un mostro visibile, ma pieno di bellezza, un esperimento che non vediamo l’ora di condividere.

 

Quanta attualità c’è nella vita di Billie Holiday

Molta, in primo luogo è, secondo il mio sentire, vivo il messaggio che ha lasciato la sua vita così dolorosa, una sorta di insegnamento, per nulla facile: trova la tua forma, qualsiasi essa sia, anche se travagliata e instabile, trovala e condividila. Fai quel che sei venuto a fare in questo mondo! La passione per la musica che ha animato Billie fin da bambina, quando scappava di casa per ascoltare i dischi nel bordello che era l’unico luogo del circondario a possedere un grammofono, si è trasformata nella sua vita in modo totalizzante, nonostante i soprusi, i divieti, e le sue terribili reazioni .. questo io sento è il messaggio che Billie ci ha lasciato: il potere di una bellezza sempre in grado di aiutarci.

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