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“Ha detto mamma”, un complotto omofobo contro due donne … o forse no?

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“Ma il destino non ci ha mica avvisato che i donatori potevano essere anche neri!”
Anna e Vanna sono una coppia omosessuale che, a seguito di una inseminazione artificiale eseguita nella clinica spagnola “Los Spermas per Todos”, decide di contattare un avvocato per sporgere denuncia. Le due donne lamentano di aver avuto un figlio nero senza essere state adeguatamente informate.

La coppia arriva a sequestrare prima l’avvocato poi l’assistente sociale pur di raggiungere il proprio scopo, ovvero ottenere un risarcimento danni dalla clinica poiché convinte di essere vittime di un complotto omofobo.

Questa stravagante back commedy all’italiana, che prenedrà una piega drammatica e realistica, porterà le due donne ad una maggiore consapevolezza sul vero senso di maternità ma il prezzo da pagare sarà molto alto. Una pièce brillante per ridere e riflettere su un tema attuale e controverso.

Il testo porta in scena le aspettative di perfezione di un qualunque neo-genitore verso il proprio figlio in arrivo: il tema della genitorialità è affrontato in maniera ironica giocando sulle apprensioni e le paure portate all’estremo. Ad affiancare il tema principale c’è inoltre il razzismo e il pregiudizio da parte di una società che ogni giorno ci presenta fatti di cronaca creando stati di terrorismo psicologico instillando sentori di paura verso il prossimo e inducendo sempre più ad un auto-isolamento. Questo confronto avviene attraverso l’arrivo di personaggi esterni alla casa, un cinico ed istituzionalizzato avvocato e un comprensivo e tollerante assistente sociale che mettono in crisi il punto di vista della coppia fornendo un nuovo punto di vista.

Lo spettacolo si presenta a livello scenografico con un ambiente asettico, dove le protagoniste cercano di avere il massimo controllo su ogni tipo di possibile intrusione batterica nella loro casa, che siano oggetti oppure ospiti.

Un rappresentazione che porta in chiave un po’ grottesca il sapore di una commedia all’italiana senza ridicolizzare la realtà ma facendo di essa la base solida con cui raccontare una storia vera.