“Jazz is my religion” a Roma il Festival della musica del diavolo

“Jazz is my religion” a Roma il Festival della musica del diavolo

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“Il JAZZ è la mia religione”, proclamava con orgoglio il poeta afroamericano Ted Joans.

In effetti, jazz e religione hanno avuto uno stretto rapporto fin da tempi non sospetti, se è vero che tra le fonti di questa musica ci sono il blues (notoriamente “musica del diavolo”) e il gospel, che invece sarebbe la musica di Dio. Senonché, guardacaso, molti jazzisti della prima ora li praticavano entrambi.

New Orleans, del resto, era un mosaico di etnie e religioni: i bianchi anglosassoni protestanti, gli schiavi che accanto al culto dei padroni continuavano a praticare gli ancestrali riti africani, i creoli che conservavano il cattolicesimo dei loro antenati francesi. E poi gli italoamericani (tanti dei loro nomi figurano tra quelli dei primi jazzisti), anch’essi cattolici, e le grandi comunità ebraiche, originarie dell’Europa orientale e della Russia, dalle quali usciranno innumerevoli jazzisti, come Benny Goodman (celebre la sua versione del canto yiddish Bei mir bist du schoen, incisa nel 1938), Artie Shaw, Stan Getz, Lee Lonitz, Dave Liebman.

Con il passare del tempo, la situazione non è cambiata molto, anzi si è persino complicata. Negli anni Quaranta e Cinquanta, molti jazzisti cominciarono a convertirsi all’Islam, spesso cambiando anche nome: e così Frederick Russell Jones divenne Ahmad Jamal, Dollar Brand si trasformò in Abdullah Ibrahim e Art Blakey assunse il nome di Abdullah ibn Buhaina. Il grande trombettista Dizzy Gillespie era di fede Bahá’í, l’ebreo Steve Lacy studiava il taoismo, l’italoamericano Tony Scott (vero nome: Anthony Sciacca) si interessò allo Zen, gli afroamericani Herbie Hancock e Wayne Shorter sono notoriamente di fede buddhista, l’italoamericano Chick Corea è un adepto di Scientology e Keith Jarrett segue le teorie mistico-filosofiche di G.I. Gurdjieff.

Vi è persino un filone di musica sacra nel jazz. La pianista Mary Lou Williams, dopo la conversione al cattolicesimo, scrisse una Messa e vari altri lavori di ispirazione religiosa, così come fece più tardi il suo collega Dave Brubeck, anch’egli convertitosi alla religione cattolica. Duke Ellington, nell’ultima parte della sua carriera, si dedicò alla scrittura di due “Sacred Concerts”, originalissima fusione di jazz e musica sacra. Più di recente, Wynton Marsalis ha modellato il suo disco del 1994 “In This House, On This Morning” sui riti delle chiese battiste afroamericane.

E come non menzionare il capolavoro di John Coltrane, “A Love supreme”? Un vero e proprio inno all’amore divino, che si conclude con una maestosa preghiera all’Altissimo, salmodiata dal sassofono. Del resto, lo stesso Coltrane è un esempio di come, nel jazz, le religioni si mescolino senza problemi: la sua prima moglie Naima era musulmana e la seconda, Alice, una seguace di Sai Baba e una studiosa dei testi vedici; egli stesso, cresciuto nella fede metodista, si interessò profondamente alle religioni orientali e oggi esiste persino una chiesa che lo venera come santo. Oggi il panorama è più variegato che mai: il sassofonista John Zorn e il pianista Anthony Coleman hanno fatto dell’ebraicità un loro vessillo, il contrabbassista israeliano Avishai Cohen ha reinterpretato canti sefarditi, il cantante Kurt Elling ha addirittura un passato di studente in teologia, il pianista cubano Omar Sosa si ispira ai culti della Santeria, per non parlare dei tanti musicisti jazz che ormai arrivano dai più remoti angoli dell’Asia o del Sud America portando con sé le proprie credenze religiose.

Ciò non ha impedito ai jazzisti di convivere pacificamente gli uni con gli altri. Anzi, in questo scenario multiforme, il jazz è sempre stato un vero e proprio collante fra religioni e culture diverse. Basti pensare a musicisti come Albert Ayler, Pharoah Sanders, Kalaparusha Maurice McIntyre, che nei loro dischi hanno più volte celebrato il sincretismo religioso.

Oggi, il jazz si è staccato dalla sua patria d’origine, gli Stati Uniti, e ha cominciato a vagare per il mondo, trasformandosi in una lingua franca, parlata da musicisti di tutto il pianeta. In un clima politico come quello attuale, lacerato da conflitti etnico-religiosi, c’è più che mai bisogno di un simile esperanto comune, che aiuti a superare barriere ideologiche e politiche in nome di una comune spiritualità: quella della musica.

Il Roma Jazz Festival come sempre proporrà concerti in diversi spazi sparsi per la città – AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, CASA DEL JAZZ, ALCAZAR, IL PITIGLIANI CENTRO EBRAICO ITALIANO, SACRESTIA DEL BORROMINI, CHIESA  SAN NICOLA DA TOLENTINO, PANTHEON – scelti con il criterio di maggior suggestione, riflessione, per ognuno dei progetti presentati dagli artisti.

 

 

 

ROMA JAZZ FESTIVAL 2017 – PROGRAMMA

 

5 NOVEMBRE

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, SALA S. CECILIA ore 21:00

CHICK COREA e STEVE GADD SEXTET

 

7 NOVEMBRE

ALCAZAR ore 22:30

DAYMÉ AROCENA QUARTET

Prima italiana

 

8 NOVEMBRE

MUSEO EBRAICO ore 21:00

GABRIELE COEN QUINTET

“Sephirot”

 

9 NOVEMBRE

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, SALA SINOPOLI ore 21:00

OMAGGIO A ELLA FITZGERALD

SIMONA MOLINARI QUARTET Feat. MAURO OTTOLINI

“Loving Ella”

 

11 NOVEMBRE

CASA DEL JAZZ ore 21:00

SWING VALLEY BAND

“Swing is my Religion”

 

12 NOVEMBRE

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, SALA  PETRASSI ore 21:00

MULATU ASTATKE & STEPS AHEAD BAND

“Peace and Love Ethio-jazz”

 

13 NOVEMBRE

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, SALA  PETRASSI ore 21:00

ADAM BEN EZRA

“Solo Tour”

Prima Assoluta

 

15 NOVEMBRE

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, TEATRO STUDIO ore 21:00

OMAGGIO A DIZZY GILLESPIE

LYDIAN SOUND ORCHESTRA Guest star JEREMY PELT

“To Be or not to Bop”

Prima italiana con Jeremy Pelt

 

17 NOVEMBRE

CHIESA  SAN NICOLA DA TOLENTINO ore 20:30

TIGRAN HAMASYAN

“An Ancient Observer”

Prima assoluta

 

18 NOVEMBRE

CASA DEL JAZZ ore 21:00

OMAGGIO A LOUIS ARMSTRONG  – “The Good Book”
THREE BLIND MICE & GUESTS

 

20 NOVEMBRE

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, SALA SINOPOLI ore 21:00

OMAGGIO A THELONIUS MONK

Monk by Four by Monk

 

21 NOVEMBRE

SACRESTIA DEL BORROMINI

Via di Santa Maria dell’Anima, 30, ore 18:00

GIOVANNI GUIDI

“Planet Earth” piano solo tour

Prima assoluta

 

22 NOVEMBRE

PANTHEON ore 18:00

DIMITRI GRECHI ESPINOZA

“Oreb”

 

23 NOVEMBRE

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, SALA PETRASSI ore 21:00

JAZZ E SANTERIA

OMAR SOSA & SECKOU KEITA

“TRASPARENT WATER”

Prima italiana

 

25 NOVEMBRE

CASA DEL JAZZ ore 21:00

LUCA FILASTRO

“Omaggio a Fats Waller”

Prima assoluta – progetto speciale IMF

 

25 NOVEMBRE

ALCAZAR ore 22:30

EZRA COLLECTIVE

Prima assoluta

 

26 NOVEMBRE

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, SALA PETRASSI ore 21:00

FABRIZIO BOSSO SPIRITUAL TRIO Feat. WALTER RICCI

 

27 NOVEMBRE

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA TEATRO STUDIO ore 21:00

TINO TRACANNA

“Double Cut”

 

28 NOVEMBRE

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, SALA SINOPOLI ore 21:00

CORY HENRY & THE FUNK APOSTLES

Prima assoluta

 

29 NOVEMBRE

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA TEATRO STUDIO ore 21:00

OMAGGIO A JOHN COLTRANE

“FRANCESCO BEARZATTI / ROBERTO GATTO /  BENJAMIN MOUSSAY

“Dear John”

 

30 NOVEMBRE

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, SALA PETRASSI ore 21:00

NEW TALENTS JAZZ ORCHESTRA DIRETTA DA MARIO CORVINI

E IL CORO DEL CONSERVATORIO DI SANTA CECILIA

CONDOTTO DA CARLA MARCOTULLI

“Duke Ellington’s Sacred Concert”

Prima italiana – una produzione IMF

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