“Tiranno Edipo”, Barberio Corsetti in scena al Festival Spoleto

“Tiranno Edipo”, Barberio Corsetti in scena al Festival Spoleto

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Il 30 giugno debutta al Festival dei Due Mondi di Spoleto: Tiranno Edipo! – Saggio di diploma degli allievi attori del III anno, guidati da Giorgio Barberio Corsetti.

“Due città: la città del mondo e la città interiore.

La città del  mondo è malata , l’umanità intera è contaminata. La sterilità divora le risorse, gli uomini non hanno di che mangiare, le donne partoriscono sangue.

Questo è fuori, è l’esterno,  un accampamento di migranti che non hanno più un luogo dove stare.
Edipo può salvare il mondo, ma deve penetrare nella città interiore, nel cuore stesso dell’Io. Edipo deve portare a termine la sua indagine, sapere chi ha ucciso il Re.
La città interna, luogo della psiche è un muro bianco, su cui si riflettono le proiezioni… corpi e volti fatti di pezzi di tanti corpi..

I personaggi sono tutti frutto di questo mondo interiore. Edipo si riflette all’infinito, come in un sogno nella sua mente tante parti di lui diventano i personaggi. Tanti Edipi che si moltiplicano e devono districarsi all’interno della sua anima per arrivare al fondo dell’indagine.
La città interiore è circondata da un anello, che Edipo ha penetrato, l’enigma della Sfinge… la cui risposta è l’uomo. Risposta che di per sé è un altro enigma, il più grande.

Il mondo fuori è popolato di flussi, migrazioni, incomprensibile tragedia dell’altro da noi. Nella roccaforte dell’Io gli Edipi si moltiplicano, germinazione infinita di un soggetto prigioniero di se stesso.

Dentro, nel cuore del segreto, alberga il femminile, Giocasta, l’altra parte del sé; con un abito rosso sangue la Madre appare. Lei , il porto di attracco, il luogo dove il seme del Padre e del figlio si sono mischiati: il figlio è stato generato da quello stesso ventre in cui ha generato. Questa impossibile mescolanza può solo produrre sterilità e malanno.
Il racconto mitico di Edipo, nella sua affermazione o negazione, come immagine o parola,  è nelle mappe immaginarie  di tutte le esplorazioni dell’anima, di tutte le analisi della costituzione dell’Io in occidente.

Il monte Citerone è al centro di questo topografia dell’anima, tra Tebe, culla e porto del gesto primario, dell’indicibile, terribile conclusione, e Corinto , luogo dell’inganno, là dove Edipo ha vissuto una finta vita, con finti genitori. Il monte Citerone è il luogo dove il bambino dalle caviglie incatenate doveva morire, là dove è passato di mano, da un lato all’altro, al di là della cima. Il monte è il muro delle apparizioni e degli inganni.
Edipo è zoppo… solo zoppicando si può raggiungere la verità…
Apollo, misterioso e silenzioso dio, è sempre in procinto di partire, non resta, è di passaggio, fa risuonare i suoi passi, che danno il ritmo delle profezie.
Le profezie agiscono sempre in negativo, per contrastarle Edipo compie le azioni che lo porteranno invece al momento esatto e proprio nel luogo dove la profezia si compie: il crocevia dell’omicidio del padre, il trono, il letto della madre.
Gli occhi, lo sguardo,  guardare senza vedere, vedere solo da ciechi. Tiresia vede perché è cieco, Edipo si acceca perché ha finalmente visto e non vuole più non guardare.
La modernità fa da sfondo a questa tragedia, il tempo è il presente, dove l’atto si compie e si rinnova, dove l’indagine non ha fine, dove si diventa ciechi per aver visto troppo, e così si ritorna nel mondo degli altri…

In scena tanti Edipi: giovani attori ne assumono le vesti, a turno ne recitano le parole e mettono in moto la macchina infernale. Cantano i cori a cappella, scivolano da un personaggio all’altro.

GIOCASTA – Se ogni destino umano è deciso dalla sorte, e nessuno conosce il futuro, perché avere paura? È meglio lasciarsi vivere come si può.  Non devi aver paura del letto di tua madre. Molti, in sogno, si congiungono con la propria madre. Basta non pensarci per vivere più sereni.

CORIFEO – Cittadini tebani, guardatelo, è Edipo…”

Giorgio Barberio Corsetti

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