Vito Volterra, il coraggio della scienza

Vito Volterra, il coraggio della scienza

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Vito Volterra con la moglie Livia

Un’esposizione celebra il matematico di fama internazionale (Ancona, 1860 – Roma, 1940), pioniere dell’analisi funzionale e della biomatematica. Allestita presso il Museo Ebraico di Roma, inaugurata in occasione del Festival internazionale di letteratura e cultura ebraica, la mostra è visitabile dal 12 settembre al 9 novembre.
Il Consiglio nazionale delle Ricerche ricorda la figura e l’opera del suo primo presidente attraverso la mostra: ‘Vito Volterra. Il coraggio della scienza’, aperta dal 12 settembre al 9 novembre presso il Museo Ebraico di Roma (Via Catalana). Vito Volterra (Ancona, 1860 – Roma, 1940): scienziato, senatore, fondatore del Cnr e della Società italiana per il progresso delle scienze (Sips), presidente dell’Accademia dei Lincei. Matematico, pioniere dell’analisi funzionale e della biomatematica, unì autorevolezza scientifica e visione strategica, perseguendo l’obiettivo di una società basata su un forte rapporto tra università, ricerca pubblica, politica e industria. Fu animato dalla convinzione dell’unicità della cultura e del suo ruolo di volano dello sviluppo, coinvolse nuovi campi di studio, in una visione di respiro ampio e internazionale. Non minore fu il suo coraggio civile.
imageL’esposizione, progettata e organizzata dall’Ufficio stampa Cnr, ripercorre le tappe salienti della vita dello scienziato attraverso documenti, immagini, oggetti e video. Dagli anni giovanili (vinse la cattedra all’Università di Pisa a 23 anni) all’eredità scientifica, dalla sua statura di scienziato internazionale al trasferimento a Roma, dai momenti privati come il matrimonio con Virginia Almagià e i soggiorni nel villino di Ariccia alle cariche nelle più prestigiose istituzioni italiane e mondiali. Dall’impegno come volontario nella Grande Guerra, alla nascita del Consiglio Nazionale delle ricerche nel 1923, fino al periodo del Fascismo: Volterra firmò il Manifesto degli intellettuali antifascisti e rifiutò di prestare il giuramento di fedeltà imposto dal regime ai professori universitari, subendo l’estromissione da tutti gli incarichi pubblici. Le sue condizioni di vita peggiorarono con l’emanazione delle leggi razziali nel 1938.
La mostra è curata da Sandra Fiore e Maurizio Gentilini, con il coordinamento di Marco Ferrazzoli e la collaborazione tra gli altri dell’Accademia dei Lincei, da dove proviene la maggior parte dei documenti, di Virginia ed Enrico Volterra, Roberto Natalini direttore dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ‘M. Picone’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Giovanni Paoloni, Università ‘La Sapienza’, Alfea cinematografica, Ariela Piattelli e Raffaella Spizzichino – Golda International Events, Marco Panella – Artix. Ed è realizzata in collaborazione con il Museo Ebraico, nell’ambito del Festival Internazionale di cultura e letteratura ebraica di Roma (10-14 settembre), che prevede tra gli altri appuntamenti una mostra su Rita Levi Montalcini gli incontri ‘La scienza in cucina. Dalla terra allo spazio’ e ‘Guardare il futuro’ conversazione con Mauro Moretti ceo Leonardo- Finmeccanica, moderati da Marco Panella, la proiezione ‘Der Golem’ di Paul Wegener con sonorizzazione dal vivo, la performance teatrale di Ketty di Porto e Alessandro Vantini (www.festivaletteraturaebraica.it).
“L’autorevolezza scientifica dava a Volterra quell’autorità ‘politica’ che gli consentì di realizzare, in particolare con l’istituzione del Cnr, il suo sogno visionario di una nuova società basata sulla scienza” commenta Massimo Inguscio, Presidente del Cnr. “Alcune vicende illustrate nella mostra si prestano a considerazioni utili per i tempi presenti: l’importanza della mobilità, le relazioni internazionali, l’interdisciplinarità, la sinergia tra enti ed istituzioni diverse, l’unicità della cultura e il saper combinare creatività scientifica e senso strategico. La visione di Volterra è uscita vincente”.

 

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