Dal 2 novembre in libreria “Malùra”. Dall’autore di “Appalermo, Appalermo!”

Dal 2 novembre in libreria “Malùra”. Dall’autore di “Appalermo, Appalermo!”

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Uscito da un carcere palermitano dopo 13 mesi di custodia cautelare, Mimmo Calòex star di una trasmissione sportiva locale, non ha un piano, non ha un lavoro, non ha più una moglie. Ha solo una figlia, che però già a soli quattro anni sembra aver capito di doverlo odiare.
In questo stato di crisi c’è però un’altra dolorosa frattura da sanare, anche se Mimmo non vuole ammetterlo: la fine del rapporto con il migliore amico Pier Francesco. Suo padre Pietro insiste ripetutamente perché i due facciano pace, preoccupato che anche il figlio possa distruggere un’amicizia importante come lui, più di quarant’anni prima, ha fatto con Fefè. «Se tu fai pace con lui, io faccio pace con quella cosa inutile», gli promette Mimmo, convinto che la cosa non possa verificarsi.
Quando si accorge che il club di calcio che gli ha offerto un lavoro come allenatore è solo una copertura per attività illecite e si mette nei guai con dei criminali palermitani, l’ex giornalista decide di mollare tutto, togliere le tende per un po’ e accettare la proposta del padre: compiere un lungo viaggio alla volta della Calabria, per recuperare l’amicizia perduta con Fefè. Mimmo, invece, non sembra disposto a onorare la promessa fatta. Per intercessione del padre, però, il giorno della partenza si presenta anche Pier Francesco.I tre sono costretti a partire insieme a bordo di una Ritmo dell’88, per un rutilante viaggio attraverso una Sicilia rovente e sgangherata, alla ricerca di se stessi e del vero significato dell’amicizia, dell’essere padri e dell’essere figli.

Calò è cinico e svogliato, cafone e filosofo. Rompe il ghiaccio con il politically scorrect per poi sedurti con i principi saldi: la famiglia, l’amicizia, la fedeltà.
Ha un’ironia fortemente calata nel suo spazio e nel suo temponei temi carichi di nevrosi della società di oggi: la fissa per la cugina vegana, la perdita del valore delle relazioni, le solitudini di coppia.
C’è la Sicilia dei paesini e delle borgate cittadine, polverosa e rovente, che ci arriva da una scrittura asciutta e quotidiana, con un ritmo incalzante come una ballata rockC’è la musica, tanta – proveniente da una vecchia musicassetta intrappolata dentro l’autoradio dal 1988 – da Bob Dylan a Zucchero, da Sabrina Salerno ai Pooh. C’è il rapporto tra criminalità organizzata e sport (calcio scommesse, richieste di pizzo celate dietro sponsorizzazioni legali e sancite con tanto di fattura). Ci sono gli over quaranta costretti a tornare a casa dalla mamma, le difficoltà a reinserirsi nella società dopo una detenzione, gli amori che finiscono. Ci sono le problematicità dell’essere genitori e dell’essere figli, a qualsiasi età; una figlia che si vergogna del padre, che vuole cambiare cognome a soli quattro anni e che minaccia di chiamare papà un altro uomo.
E c’è il viaggio, l’unica cosa a cui abbia senso aggrapparsi. Un comico viaggio per recuperare il senso delle deviazioni, per mettere a posto le colpe dei padri, per resistere al tempo che passa, alla vecchiaia e a quello stato d’animo, la malùra, che avvolge come una cappa il profondo sud che attraversano. Un viaggio al cuore delle nevrosi, che evaporano dall’asfalto rovente siculo-calabrese tra risse e paesaggi mozzafiato, musi lunghi e perdoni, furti e cotte adolescenziali, inseguimenti e scoperta (senile) delle droghe, sparatorie e redenzioni.

Fino alla rivelazione definitiva: non si possono sanare le fratture, si può solo continuare il viaggio.

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