Disastro Capitale, un ritratto spietato e ironico

Disastro Capitale, un ritratto spietato e ironico

410
CONDIVIDI

Cronaca, diario, analisi, denuncia: c’è tutto questo in Disastro Capitale. Con sguardo ironico e dolente, Mario Ajello racconta la caduta di Roma nel malgoverno e nel degrado. La politica, il costume, il Palazzo, la vita della città e le sue malattie, il sindaco Marino e il boss Carminati, Giuseppe Gioachino Belli e il conte di Cavour ma anche il circo dei Casamonica e le canzoni popolari di Mannarino, i pizzardoni e i medici della mutua, gli slang, gli scioperi e i disservizi, le buche stradali come baratro della vivibilità quotidiana, i giochi delle consorterie e dei clan di Mafia Capitale che nella grande bolla dell’indifferenza collettiva hanno prosperato e vinto negli ultimi anni: si mescolano satira e tragedia in queste pagine. E, come nello stile giornalistico dell’autore, la lingua della politica si contamina con il gusto dell’osservazione sociale in un continuo saliscendi narrativo tra “alto” e “basso”. Roma diventa così il riassunto e l’amplificazione nazionale di quel cortocircuito tra crisi dei partiti, opacità amministrativa e collasso del senso civico che, dove più e dove meno, rendono la gestione delle città sempre più complicata e difficile da controllare in questa fase di passaggio della nostra democrazia o post-democrazia.
Un libro su Roma, insomma, che va oltre Roma. E che mette a nudo la Capitale per addentrarsi, attraverso di essa, nei mali e nei vizi dell’Italia bisognosa, ad ogni latitudine, di anticorpi capaci di difendere l’etica pubblica e la dignità della buona politica. Questa metropoli assume le sembianze di un grande set spalancato sul mondo, nel quale si muovono personaggi e si alternano situazioni. In vista di un lieto fine. Che, miracolosamente, non è escluso.

Mario Ajello, Disatro Capitale, www.rubbettinoeditore.it

 

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO