L’eccidio di Boves e i suoi preti “martiri per amore”

L’eccidio di Boves e i suoi preti “martiri per amore”

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La vita, la storia, il martirio di don Giuseppe Bernardi e di don Mario Ghibaudo, i due “don” uccisi nel primo eccidio nazista in Italia avvenuto a Boves, centro alle porte di Cuneo, il 19 settembre del 1943, diventano protagonisti a Roma nella Basilica di San Bartolomeo – cripta dei Martiri. L’occasione è la presentazione, giovedì 19 novembre alle 17,30, del libro di Chiara Genisio Martiri per amore. L’eccidio nazista di Boves, in cui si racconta la storia di quel giorno, di quegli anni di guerra. Ma anche dei semi di riconciliazione e di pace nati in questa terra. A parlarne saranno don Bruno Mondino, il parroco di Boves che ha creato le condizioni per aprire la causa di beatificazione dei due sacerdoti, don Angelo Romano, Rettore della Basilica di San Bartolomeo e della Comunità di Sant’Egidio, il direttore dell’Osservatore Romano, Gian Maria Vian. Sempre nei locali della Basilica, dal 19 novembre e per 15 giorni, verrà esposta una mostra su don Bernardi e don Ghibaudo.

La storia

Sullo sfondo della drammatica vicenda di una delle prime rappresaglie naziste nell’Italia del dopo armistizio, il sacrificio di due preti, testimoni non solo di una pagina drammatica della nostra storia ma anche, paradossalmente, di speranza. Boves, piccolo comune nella provincia di Cuneo è tristemente noto perché durante la Seconda Guerra Mondiale si ritrovò, suo malgrado, al centro della prima rappresaglia nazista in Italia dopo l’8 settembre. Subito dopo l’armistizio, le truppe tedesche occuparono tutti i punti nevralgici dell’Italia. Ad esse si contrapposero le formazioni partigiane. Una delle prime si era formata proprio nella provincia di Cuneo. Costituita esclusivamente di militari italiani, era agli ordini del Tenente della Guardia alla Frontiera Ignazio Vian. Durante una ricognizione nelle vallate circostanti Boves, una pattuglia di partigiani si imbatté casualmente in un’autovettura con a bordo due militari tedeschi, appartenenti alla Divisione SS Leibstandarte Adolf Hitler: con facilità, i due furono presi prigionieri e portati al comando partigiano per essere interrogati. La reazione tedesca, però non si fece attendere. Seguì uno scontro nei boschi, in cui perse la vita un soldato germanico, il cui corpo venne abbandonato dai compagni in ripiegamento. Fu allora che le SS, comandate dall’Oberfuhrer Theodor Wisch e dallo Sturmbannfuhrer Joachim Peiper occuparono la piccola cittadina, il 19 settembre 1943, ordinando al parroco del paese, Don Giuseppe Bernardi, e al commissario della prefettura Antonio Vassallo di organizzare un’ambasceria per il rilascio dei due prigionieri: in cambio, i civili presi in ostaggio sarebbero stati risparmiati. Dopo una lunga trattativa, i due militari tedeschi furono rilasciati, compreso il corpo del tedesco caduto precedentemente negli scontri: al ritorno in paese del parroco e del commissario, però, le SS iniziano a incendiare le abitazioni e a giustiziare gli abitanti. Alla fine, 350 furono le abitazioni distrutte e ventiquattro i civili uccisi, compresi Don Giuseppe Bernardi (e il giovanissimo viceparroco don Mario Ghibaudo, a Boves da soli due mesi) e Antonio Vassallo. I due “ambasciatori”, a fine della guerra, per il loro impegno a scongiurare la rappresaglia, il 26 luglio 1961 saranno insigniti della Medaglia d’Oro al Valor Civile alla Memoria. Nel suo libro Chiara Genisio, responsabile dell’Agenzia Giornali Diocesani di Torino e giornalista di Avvenire, ripercorre questa storia in modo semplice, partendo da quel drammatico 19 settembre. In primo piano i due «don» di Boves, attorno la vita del paese, sullo sfondo le vicende storiche La vicenda dei due “don” è quella di una pagina drammatica della nostra storia ma anche una testimonianza, per quanto paradossale, di speranza. Perché, come ebbe a dire mons. Giuseppe Cavallotto, vescovo di Cuneo, nel giorno dell’apertura della causa di beatificazione: “Le mani alzate e benedicenti del parroco e del viceparroco, il loro eroico sacrificio, parlano di riconciliazione, di perdono, di speranza. Fino a quando c’è qualcuno che risponde al male con il bene, che semina gratuitamente bontà, che paga di persona, siamo autorizzati a guardare con fiducia a un futuro migliore!”. Non a caso oggi Boves è sede di una Scuola di Pace, la prima sorta in Italia, per trasformare la tragedia del 19 settembre 1943 in forza che redime. Nel 2014, a suggellare questo impegno, alcuni esponenti della comunità parrocchiale di Boves hanno incontrato dei rappresentanti della comunità di Schondorf, il paese della Baviera dove è sepolto Peiper, «per costruire ponti di amicizia e solidarietà proprio là dove la storia sembrava aver ravvisato fratture insuperabili».

Chiara Genisio, Martiri per amore. L’eccidio nazista di Boves, postfazione di Bruno Mondino www.paoline.it

19 Novembre, ore 17.30 – Basilica San Bartolomeo – Cripta dei Martiri, piazza San Bartolomeo all’Isola, 22 – Roma

 

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