Roma, splendore e miseria in sei racconti

Roma, splendore e miseria in sei racconti

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C’è un drago al Corviale, il quartiere della periferia di Roma detto dagli abitanti «il Serpentone», un vero lucertolone, grande un intero appartamento, che terrorizza tutti. Con questa fiaba di Antonio Manzini si apre l’arazzo con cui sei scrittori raffigurano Roma. Racconti che si possono leggere anche seguendo la traccia fiabesca.
La Stazione Termini, secondo Fabio Stassi, diventa un luogo magico e reale, che incanta «l’eterno andare solitario per il mondo». A Trastevere, racconta Chiara Valerio, scende un marziano che agisce in base al passato come noi facciamo in prospettiva del futuro, e vede oltre la luce visibile agli umani: si insinuerà misterioso nella vita di una ragazza. Giordano Tedoldi immagina un amore adolescente tra Monteverde Vecchio e il Vaticano, che esce dalle vecchie mura di un liceo clericale e si immerge nella libertà del colonnato del Bernini. Nel racconto di Gianni Di Gregorio, è lo squallore della periferia che diventa un balcone da cui osservare il globo: Roma caput mundi di tre «poracci» d’oggi che progettano una vita alla grande in un paradiso per pensionati miseri. Quella inventata da Giosuè Calaciura è un’avventura di barbari: una banda di ladri ragazzini si tira dietro un bambino «per bene» che sta diventando cieco, il quale per un giorno vede con i loro occhi una specie di città tardoimperiale, preda molle e meraviglia.
In queste pagine, scompare una definita divisione tra i luoghi e le storie. La Città sembra uno spazio incantato di strade edifici ed oggetti, di posti che si trasfigurano in persone ed eventi che li trascinano.

Autori Vari, Storie dalla città eterna, www.sellerio.it

 

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