Brutti e cattivi la dark comedy di Cosimo Gomez

Brutti e cattivi la dark comedy di Cosimo Gomez

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L’opera prima del regista Cosimo Gomez è una dark comedy calata nel contesto dei film di genere italiani dai  riferimenti colti e ricercati che dipinge uno scenario surreale e bizzarro all’insegna del politicamente scorretto e del cinismo “cinematografico” e non solo.

Una decisamente improbabile banda di rapinatori composta dal Papero (Claudio Santamaria), mendicante senza gambe, dalla Ballerina (Sara Serraiocco), esperta di lingua cinese priva delle braccia, un rastaman tossicodipendente (Marco D’Amore)  e lo scassinatore nano Plissé (interpretato dal rapper Simoncino Martucci) decide di rapinare una banca in cui la mafia cinese ha da poco depositato una ingente somma; l’evento scatenerà naturalmente un movimentato sussieguo di eventi sanguinosi e di tradimenti, coinvolgendo i personaggi più disparati in una giostra spietata di crudeltà e vendetta.

Si vede in un film, prodotto da Luca Barbareschi e Maurizio Mosca, certamente qualcosa di diverso dal solito (come si evince dalle parole di Marco D’Amore) ma anche tutto ciò che spesso viene ignorato e lasciato volutamente da parte nelle rappresentazioni artistiche (specialmente cinematografiche) in un’ottica di irrisone e di scorrettezza per inserire i personaggi in un’ottica di uguaglianza morale verso il basso. Le intenzioni del regista sono quelle di escludere quella che egli stesso definisce “gratuita e pelosa pietà” (in particolare nel contesto della disabilità) per poter scavalcare e irridere gli stereotipi, tanto piatti quanto dannosi. Scene importanti e degne di nota, come quella della festa di Halloween (in cui sono intervenuti artisti coreuti anche dalla Russia e dal Canada)  nella parrocchia del losco sacerdote nigeriano Don Charles (interpretato da Narcisse Mame) e quella della rapina in banca sono iscritte in un preciso storyboard e in una sceneggiatura (firmata da Luca Infascelli) estremamente dettagliata e descrittiva, che non lascia nulla al caso e non tralascia alcun particolare.

I riferimenti del film sono i più disparati: a partire dal titolo che richiama il celeberrimo film di Ettore Scola del 1976 spaziano verso il classico “Freaks” di Tod Browning a David Lynch per riprendere dark comedy americane come “Babbo Bastardo” (2003) di Terry Zwigoff e numerosi altri film statunitensi che hanno al centro la tematica del nanismo. Il film è estremamente consigliato, anche solo per poter constatare come si possa ridere di tematiche complesse  (e spesso appesantite di retorica) come quelle della “periferia”, dell’ “integrazione” e della “disabilità”.

 

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