Il mito del fuoco: Dicò- combustioni al complesso del Vittoriano

Il mito del fuoco: Dicò- combustioni al complesso del Vittoriano

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“Spazio della memoria”- così Vittorio Sgarbi definisce il Pantheon mitico ricreato nella mostra Dicò- combustioni, presentata oggi  7 giugno alla presenza del critico d’arte, dell’artista e del curatore Lamberto Petrecca nella Sala del Giubileo al  Complesso del Vittoriano e visitabile da domani sino al 9 luglio 2017. Il luogo e il tempo si intersecano ricreandosì in una pittu-scultura  dirompente che ritrae icone e simboli di una contemporaneità riquadrata in quadri aperti, involucri di plastica rotti e aperti dal fuoco, mimesi artistica di una distruzione rigenerante.

Enrico di Nicolantonio espone circa 40 opere imponendosi nel panorama artistico attuale nella tensione tra passato e futuro. La formazione tra Roma e gli States si traferisce nella forma del duplice richiamo a Burri e alla pop-art, invertendo l’astratto nella concretezza della materialità raffigurata  da personaggi come Marylin, la Giocanda,  Penelope Cruz e Morgan Freeman, monumenti e architetture come la Tour Eiffel e le Torri Gemelle o simboli come il pacchetto di Marlboro.

La rappresentazione iconica  si accende nella luce al neon, che riunisce nel filo luminoso l’immagine e il contenitore plastico bruciato. La dimensione percettiva si arricchisce nel triplice coinvolgimento di arti pittoriche e plastiche acquisendo una dinamicità tale da trasferire lo spettatore nel continuum temporale proposto.

Le immagine provengono da un passato che coincide con gli anni ‘60, decennio della nascita  dell’artista, simbolo di rinascita culturale ed economica,   contenuto in icone che uniscono memoria personale e collettiva fermata nella forma  di un involucro bruciato, che ricorda una protezione mancante. Il fuoco rompe la protezione per permettere al tempo di irrompere:  l’universo delle icone si espande e rivela una sensibilità artistica da antropologo , che coglie la contemporaneità nello scorrere del tempo passato.

Il fuoco distrugge  la trasparenza di un involucro inconsistente e fa rinascere il mito rappresentato. La luce al neon è un filo che collega il ricordo di anni passati dell’universo pubblicitario , sottraendo il mito stesso dalla retorica agiografica, immettendolo in una nuova tridimensionalità. Il fuoco dissolve il mito, assolvendolo da una dimensione astorica per trasferirlo nel presente,  riproponendo  il mito di un immagine e ricordando il mito del fuoco, sottratto agli dei e donato agli uomini da Prometeo, Titano condannato a un supplizio eterno, diventando così  il simbolo della ribellione all’eternità, come nuova rinascita dell’uomo finalmente indipendente.

Il fuoco diventa una nuova forma di espressione di un tempo incontenibile che dalla nostalgia crepuscolare si rigenera nello spazio infinito aperto dal crepitio delle fiamme.


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