Intervista-racconto a Valerio di Benedetto, nel corso del vernissage di INDACO “In...

Intervista-racconto a Valerio di Benedetto, nel corso del vernissage di INDACO “In bilico tra colore e poesia” presso il Margutta Vegetarian Food & Art

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Nella cornice del ristorante Margutta Vegetarian Food & Art, punto di riferimento della gastronomia e dell’arte dal 1979, nel cuore della storica strada degli artisti romani, ha avuto luogo il vernissage di INDACO “In bilico tra colore e poesia” di Valerio Di Benedetto, attore, poeta e adesso anche artista visivo, desideroso di illustrare la propria poetica personale, concedendoci una breve intervista.

“Valerio Di Benedetto ha come punto di riferimento la poesia, ma è eclettico nella scelta del supporto: lamiere di serrande tagliate e coperte da colori sgargianti in cui una scrittura spontanea ma evocativa, diviene manifesto di emozioni vissute, nella precipua volontà di lasciare un segno nello spazio vissuto, sia come attore che oggi come artista visivo e “poeta dello spazio urbano” alla ricerca di una propria dimensione espressiva” 

Valerio, parlaci della tua volontà di lasciare un segno nello spazio e nel tempo. Quello che faccio è la dimostrazione del fatto che sto portando avanti una rivoluzione umana con la quale posso contribuire a cambiare questa società a partire dal mio piccolo e dalla mia visione, anche se circoscritta. Ma se tutti facessero il proprio le cose cambierebbero.

C’è una particolare correlazione tra la tua attività di artista ed il sito che scegli per lavorare? In particolare no, per me l’importante è lasciare un’impronta e una testimonianza della mia visione nei confronti della città e dei luoghi.

Valerio Di Benedetto si sente legato indissolubilmente ad una propria poetica originale e immediata, che desidera imprimere idealmente nello spazio della mente dei passanti, ritagliandosi uno spazio nel tessuto urbano (le sue opere sono visionabili  a Roma come a Milano nei punti più disparati delle città).

 << “Dall’indaco, un blu ancora più intenso” scrisse qualche secolo fa un monaco buddista.

Tingendo con la pianta di indaco ripetutamente un tessuto, si ottiene un blu ancora più blu dell’indaco stesso. E se intingessimo la vita con la vita, se andassimo a fondo in un abisso indaco totalmente inesplorato, sopportando e superando ogni ostacolo, dalla paura del buio alla pressione del mare che comprime il cuore e ti impedisce di pensare…

Cosa c’è andando a fondo, verso l’impossibile. Cosa puoi trovare?

Io ho trovato dei pezzi di ferro arrugginiti e ho deciso di colorarli e poetizzarli. Tu cosa farai?

Ogni persona ha una missione che è solo sua! Qual è la tua? >>  Ognuno deve trovare il proprio demone e dargli la possibilità di esprimersi per condurre la “rivoluzione umana” a cui gli artisti hanno sempre ambito. Valerio di Benedetto, anche con la sua attività di attore (dalle apparizioni nella seconda stagione di “Romanzo Criminale” fino al ruolo da protagonista in “Spaghetti SToRy”) , le sue raccolte di poesie Amore a Tiratura Limitata edita da Miraggi e Ruggine, in corso di pubblicazione ha sempre desiderato imporre un proprio discorso e, appunto, la propria poetica.

Tutto parte dalla strada e dall’attività di street poetry che sa rendere le città un libro aperto attraverso versi impressi nell’animo del luogo che li ospita. E proprio partendo da questa forma di firma e di impronta l’artista condensa in una serie di piccole lamiere un momento intimo in cui ogni passante, in questo caso visitatore, può trovare il proprio spunto riflessivo. Nel suo lavoro mette in scena il legame fra dramma e speranza; rivolgendosi a chi cerca di colmare il vuoto lasciato da una sofferenza, da un sentimento spezzato, da una forte malinconia o da una impressione momentanea . Nelle miniserrande le parole, insieme alla potenza illuminante dei colori, regalano a chi le guarda una prospettiva diversa, che esula dal quotidiano portando un sorriso, come è accaduto nel caso dell’interessante esperimento di decorazione degli spazi urbani avvenuto lo scorso anno  nella zona di Centocelle, sulla superficie delle campane di raccolta del vetro. Il ricorso costante alla condivisione è sollecitato da un lessico semplice, diretto e immediato. In bilico fra passato prossimo e presente, come in un sogno in cui ci è permesso di esplorare le emozioni più recondite che custodiamo, attraverso la manipolazione dello spazio urbano, fino alla galleria, spazio espositivo istituzionale.

 

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