Marco Galeffi e il sexy pop tra le tazzine di tè

Marco Galeffi e il sexy pop tra le tazzine di tè

462
CONDIVIDI
Foto di Matteo Casilli

Macchinette moka, orologi analogici con le lancette, tazzine di  tè. Questo l’universo che Marco Galeffi sembra aver rubato ad una fiaba (un classico Disney  o le storie della buonanotte) per arredare le sue canzoni altrettanto incantate e deliziosamente surreali.

Le atmosfere in cui ci proietta cantando esplorano la vita nella sua semplicità quotidiana, rivelando i suoi dettagli di magia al posto dei quali tutti gli altri troverebbero, invece, solo normalità. Verrebbe voglia di chiedergli di prenderci per mano e mostrarci la realtà nascosta e meravigliosa che lui vede sotto il velo di banalità che, come polvere, opacizza i nostri occhi tanto miopi.

Anche la melodia è altrettanto dolce e malinconica, e culla con le sue soffici note le strofe delicate delle canzoni di cui è lui stesso l’autore.

Sono ritmi di un pop che è un po’ indie ed un po’ acustico, ma soprattutto è molto sexy, cantato con questa voce roca dai toni struggenti e vagamente rètro.

E, in effetti, rètro, in una accezione deliziosamente vintage, è proprio il termine che gli calza a pennello, con le sue magliettine a righe da marinaretto, gli occhiali tondi stile John Lennon e questo modo di fare sapientemente impacciato e provocatamente languido.

Come avrete capito sto parlando di un cantante, e cantautore, che si è appena affacciato sulla scena musicale indipendente romana.

Marco Galeffi è molto giovane, ventisei anni che sprizzano entusiasmo e voglia di mettersi in gioco da questi occhi bruni e profondi che ti guardano con un’espressione un po’ da Bambi indifeso.

Nelle sue canzoni parla di libri, di film, di vinili, di tutta quella cultura non ufficiale di cui si nutre la nostra generazione, affamata e famelica in una rottura postmoderna di paradigmi già confezionati; eppure il suo linguaggio rimane semplice, discreto, immediato; è la modestia di chi mangia cultura per fame e non per sbandierarla in inni pomposi ed autocelebrativi.

Si ispira ai Beatles, da cui riprende quel ritmo di rock gentile e molto British, agli Oasis, per le sensuali atmosfere malinconiche; tuttavia accoglie anche gli spunti della musica italiana, e ne è un chiaro segno il tatuaggio con la ranocchia dei Lunapop sulla coscia che forse avrebbe voluto tenere privato (ops).

Camilla è il suo primo singolo, uscito in primavera, e qualche giorno fa Marco ha diffuso anche  il secondo, Occhiaie, che non si può far altro che canticchiare con l’entusiasmo che non si provava da tempo per una nuova canzone.

Il 30 novembre al Monk suonerà per la prima volta tutto il suo primo album, che uscirà ufficialmente appena qualche giorni prima. Il titolo è Scudetto, e l’esibizione al circolo Arci sarà per il cantante il vero e proprio calcio d’inizio. Non serve in questo caso evidenziare il fatto che Galeffi sia un grande tifoso di calcio (ovviamente, da vero romano, della Roma, con una autentica venerazione per il Capitano, di cui parla anche in alcuni dei suoi testi).

La data del trenta novembre  è un evento da segnare con tanto di allarme di avviso sul calendario del telefono e da aspettare  con sentimento di attesa nervosa ed impaziente.

Speriamo che il fischio di inizio arrivi presto, e tanti in bocca al lupo a Marco Galeffi!

Giulia Quinzi

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO