“Incendies”, allo Spazio Diamante un Edipo al femminile

“Incendies”, allo Spazio Diamante un Edipo al femminile

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Dal 26 gennaio al 4 febbraio approda sul palcoscenico dello Spazio DiamanteIncendies, toccante spettacolo tratto dal testo del drammaturgo libanese Wajdi Mouawad, tradotto, adattato e diretto da Massimiliano Vado.

INCENDIES è una rappresentazione intima sotto forma epica, una ricerca delle origini, passando per la formazione di un popolo e la ricerca dell’individualità, e non solo: è una specie evoluta di Edipo al femminile, un punto di contatto obbligato tra più generazioni, più luoghi e più linguaggi.

Una epopea necessaria.

La storia, volutamente evoluta, segue il destino di una donna, Nawal, intrappolata in un conflitto che non ha scelto e che, per ritrovare un figlio scomparso, arriva ai limiti dell’assurdo orrore degli strazi senza fine che scandiscono la storia del mondo.

Ma è anche la storia dei suoi due bambini nati sotto il fuoco della guerra e alla ricerca della verità su questa madre, che ha nascosto loro la propria origine.

Una riduzione essenziale, cruda e disperata, di una passione che, negando se stessa, non preclude lo svelamento del segreto.

Giulia FiumeDavid MarziGiacomo BottoniEleonora BelcaminoFederico Le Pera e Massimiliano Vado portano in scena un viaggio emozionale per sconfiggere l’oblio, per non dimenticare, attraverso il respiro, l’affanno, le ustioni e gli incendi di queste vite.

Lo stesso Wajdi Mouawad, in Les Cahiers du théâtre français, nel 2008 affermava di aver acquisito, per la forza delle cose e delle circostanze, un’estrema conoscenza delle armi da fuoco: “Sapevo smontare, lucidare, pulire, rimontare e calibrare un kalashnikov […]. Durante la guerra civile libanese aspettavo con gli amici i miliziani di passaggio per occuparmi delle loro armi e per guadagnarmi qualche soldo; quando mi addormentavo sognavo il giorno ancora lontano in cui avrei avuto un kalashnikov tutto mio e avrei fatto parte di una valorosa milizia che, dopo numerosi massacri, di cui io sarei stato il geniale architetto, mi avrebbe fatto padrone del mio destino […] Ma i miei genitori, che nulla sospettavano, si sono trasferiti in Francia per aspettare la fine di questa guerra che non è mai terminata. Allora, per l’impazienza, ho teso la mano e ho afferrato il primo oggetto che poteva, anche di poco, assomigliare a un kalashnikov, ed era una penna pilote fine V5.

Le parole diventavano cartucce; le frasi caricatori; gli attori mitragliatrici, e il teatro giardino.”

 

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