The Shape of water di Guillermo del toro: una fantasticheria romantica ventimila...

The Shape of water di Guillermo del toro: una fantasticheria romantica ventimila leghe sotto i mari

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L’utopia del connubio fra fiaba e modernità si realizza finalmente davanti agli occhi dei fortunati spettatori dell’ultimo sogno ad occhi aperti di Guillermo del Toro, una fantasia coraggiosa nella sua estrema dolcezza.

The shape of water racconta la storia di un amore scevro di preconcetti, fra diversi, ma alla ricerca dell’uguale. Un’inusuale storia fra una giovane donna muta e “incompleta” come dice lei stessa e una creatura marina che viene trasportata nel laboratorio in cui lei lavora da inserviente, due personaggi all’apparenza agli antipodi ma che presto si troveranno a condividere la stessa condizione di outcast perché chi non ha una voce non può avere posto in un mondo smanioso di parole.

Il film è pervaso dai suoni sordi e ipnotici del mare, il regno del silenzio, dell’incanto. La protagonista, Sally Hawkins, dai natali sconosciuti, è una principessa del mare, una sirenetta degli anni venti, meno affascinante ma altrettanto delicata, la cui forza attrattiva riesce anche a superare i limiti della bellezza.

Il suo è un personaggio che sprigiona tenerezza, fragile come un uccellino, che sorprendentemente non si sgretola tra le braccia possenti della creatura di cui è innamorata ma ne trae forza, trova il pezzo mancante per ricostruire la sua identità e la trova fra i flutti del mare che, come le braccia di una madre, la riaccolgono, spogliandola delle sue mancanze.

Il mostro, la cui fisionomia ricorda quella delle creature dei film americani degli anni Sessanta, vive un dramma comune nel mondo delle fiabe: è l’eroe di cui non si riesce a riconoscere lo splendore da subito, ma la cui purezza di cuore e capacità risolutiva si rivela nel finale. La luce che emana sembra coincidere col suo respiro, è una luminescenza affascinante e quasi angelica, che però arriva in una terra spietata, quella degli anni della corsa all’allunaggio, in cui l’unico interesse delle forze sovietiche e americane era quella di arrivare, come diceva Alexander Pope nel famoso saggio Where the angels fear to thread.  La smania di arrivare sempre più in alto acceca talmente tanto i ricercatori a contatto con la creatura da far dimenticare la prima e più spontanea reazione, quella dello stupore. Ed è proprio all’insegna dello stupore che la storia dei due protagonisti prende forma, personaggi che scoprono il proprio corpo, il proprio linguaggio, la loro dimensione ironica.

La novità più grande però, nell’ambiente onirico della fiaba, è l’ingresso in punta di piedi della sessualità, perché è difficile inserirla in questo mondo di guerra “fredda” e di rapporti freddi. Ma soprattutto nell’universo illibato della fiaba.  La protagonista scopre il proprio corpo attraverso una creatura fantastica, il corpo del mostro diventa una macchina delle meraviglie e in lui sembra mancare del tutto la bestialità che ci si aspetterebbe. Sembra quasi che per la prima volta impari ad esprimersi, utilizzando però il linguaggio degli esclusi.

Il ruolo dell’antagonista rimane coerente con lo stile del film e sembra uscito dalle pagine dei fratelli Grimm. Michael Shannon, che modella questo personaggio sui suoi ruoli precedenti, restituisce una figura tenebrosa che subisce però una decadenza, una vera e propria “cancrena” della sua identità, come quella delle dita che perde a causa di un attacco del mostro. Anche in lui la sessualità emerge in maniera insolita e ai limiti del grottesco. È attratto da ciò che rende la protagonista meno “umana” e lo ricerca costantemente, nel tentativo di riaffermare una virilità violenta.

Nel finale si torna come all’inizio, in un microcosmo subacqueo, fermo, in cui la protagonista sott’acqua fluttua elegantemente, diventando una creatura incantata. E se sulla terra Il mostro era una divinità amazzonica, negli abissi, dopo aver aperto le branchie, Elisa è come se respirasse per la prima volta, inalando l’aria di un universo in cui può risplendere e diventare una musa, una creatura incantata per il suo amante con le squame.

 

Mila di Giulio

 

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