“Totò e Vicè” all’Arena del Sole

“Totò e Vicè” all’Arena del Sole

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Da sabato 2 a giovedì 7 dicembre al Teatro Arena del Sole di Bologna va in scena Totò e Vicé di Franco Scaldati. Dopo lo spettacolo Assassina, recentemente prodotta da ERT e attualmente finalista al Premio Ubu 2017, Enzo Vetrano e Stefano Randisi tornano in Arena con un’altra opera di Scaldati.  Con una quasi quarantennale collaborazione sul palcoscenico, nella scrittura e nella guida degli attori, i due registi, per esprimere la loro poetica, la doppia identità, sovrapponibile e contraria scelgono proprio Totò e Vicè. Poetici clochard nati dalla fantasia di Franco Scaldati, poeta, attore e drammaturgo palermitano recentemente scomparso, Vetrano e Randisi si sono subito ritrovati nelle parole, nei gesti e nei pensieri di Totò e Vicé. Due personaggi teneri, legati da un’amicizia reciproca assoluta, che vivono di frammenti di sogni in bilico tra la natura e il cielo, in un tempo imprendibile tra passato e futuro, con la necessità di essere in due, per essere.
«Ci sono dei temi ricorrenti nella drammaturgia di Franco Scaldati – affermano Enzo Vetrano e Stefano Randisi – che stiamo pian piano attraversando, prima con Totò e Vicé, poi con Assassina e ora con l’ultimo lavoro a cui ci stiamo dedicando, Ombre folli. Così stiamo completando una sorta di giro di conoscenza. Gli elementi della drammaturgia di Scaldati che più ci attirano e che più caratterizzano la nostra vicinanza a questo autore sono le sue coppie di personaggi, che sono davvero uno lo specchio dell’altro, se non a volte un unico personaggio. Ci siamo resi conto che le battute sono intercambiabili: c’è come un’identità sdoppiata in ogni figura. Tra l’altro secondo noi il teatro si crea proprio nello specchiarsi fra attore e spettatore: questo Scaldati lo fa in modo evidente nei testi.  Le domande di Totò e Vicé hanno in sé già una risposta. L’altro completa e rinvia la domanda, come se i sogni dell’uno fossero i sogni dell’altro. C’è un passaggio in Totò e Vicé in cui questo aspetto viene proprio esplicitato, con la battuta “facciamo tutti e due gli stessi sogni”».

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