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Il folk balcanico di Goran Bregović fa irruzione nel Festival delle Nazioni

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Può sembrare a prima vista fuori contesto la musica pop balcanica di Goran Bregovic, che giovedì 27 agosto sarà al Festival delle Nazioni (Città di Castello, Giardino di Palazzo Vitelli a Sant’Egidio) con IF YOU DON’T GO CRAZY, YOU’RE NOT NORMAL! Ma solo a prima vista, e se non si rammenta che quest’anno il Festival e’ dedicato anche la centenario della Grande Guerra, che appunto dalla crisi nei Balcani prese le mosse. Goran Bregovic è nato a Sarajevo nel 1950, da madre serba e padre croato. Bastano queste poche informazioni della biografia dell’artista autodidatta per tornare indietro con la memoria a circa cento anni fa, quando la Grande Guerra scoppiò. Il pretesto fu l’attentato che uccise l’erede al trono Francesco Ferdinando e che fece crollare in un attimo i fragili equilibri europei; le cause, perlomeno una parte di esse, risiedevano nella delicata situazione balcanica, con la minoranza serba, di cui faceva parte l’attentatore Gavrilo Princip, fortemente irridentista e la componente croata che puntava a un ordinamento federale. Forze contrastanti che portarono al disfacimento di un Impero grandioso e multietnico come quello austro-ungarico all’inizio del Novecento. Se non bastasse il dna di Bregovic – fa notare il Festival – interverrebbero allora il suo stile e la sua musica a fare da specchio alla multiculturalità dell’Impero. Pop-rock e musica colta, litanie bizantine e folk balcanico, campionamenti e fanfare di paese miscelate con l’estetica patinata dell’Occidente: il filo rosso che unisce tutte queste “schegge” è la capacità di Bregovic di sublimare i materiali della tradizione e di proiettarli, grazie al costante incontro con i linguaggi contemporanei, in una dimensione surreale, ironica e lirica, facilmente comprensibile a tutte le latitudini. Una parentesi pop, dunque, Goran Bregovic and The Wedding&Funeral Band. Ma non così azzardata. D’altronde il Festifal si è aperto il 25 con Mozart, Schubert, Brahms, Strauss, Beethoven, Lehár, con la direzione di Ernest Hoetzl. E quest’anno, il 48esimo, e’ dedicato all’Austria, senza tuttavia dimenticare un doppio centenario, quello, appunto, della Prima Guerra Mondiale e quello del grande artista tifernate Alberto Burri. Anima culturale dell’Alta Valle del Tevere il Festival delle Nazioni fin dagli esordi ha assunto un’identità distintiva di grande respiro nel panorama europeo. In 48 anni di grandi esperienze artistiche e culturali il Festival ha dato la possibilità a tutte le nazioni europee di proporre a un vasto pubblico le loro più significative tradizioni musicali, dedicando ogni anno a una di esse il proprio progetto artistico, culturale e musicale. L’identità internazionale del Festival delle Nazioni ha orientato le sue scelte artistiche verso i più ampi orizzonti geografici e politico-culturali. Basti pensare a nazioni ospiti quali la Spagna, la Polonia, Israele, che hanno portato all’incontro tra gruppi musicali e artisti della tradizione ebraica e islamica. Il Festival ha inoltre avuto il pregio di valorizzare e far conoscere i numerosi manufatti storici e artistici dell’Alta Valle del Tevere, contribuendo allo sviluppo di un turismo di alta qualità. Da Sansepolcro ad Anghiari, da Morra a Monte Santa Maria Tiberina, da San Giustino a Umbertide, da Citerna a Città di Castello, tutti i musei, le chiese, i teatri di questa area geografica sono stati toccati da concerti e spettacoli interpretati da ospiti straordinari come Uto Ughi, Salvatore Accardo, Luciano Pavarotti, Krystian Zimerman, Gidon Kremer, Shlomo Mintz, Krystof Penderecky, Yuri Bashmet, il Quartetto Amadeus, Alexander Lonquich e Mstislav Rostropovich che ha eseguito al Festival uno dei suoi ultimi concerti. Tutti grandi artisti che hanno segnato la storia della cultura musicale dell’Italia e dell’Europa.
“Il Festival delle Nazioni – spiega il direttore artistico Aldo Sisillo – fin dalla sua nascita ha avuto come obiettivo quello di esplorare la cultura, in particolare quella musicale, di una Nazione. L’edizione del 2015 sarà dedicata all’Austria. Nell’approfondire la conoscenza della cultura di questo Paese, ci concentreremo sul periodo a cavallo tra Otto e Novecento, caratterizzato da un fragile equilibrio pieno di tensioni che prelude al disfacimento dell’Europa ottocentesca. È l’ultimo afflato della “Belle Epoque” e in Europa la giovane borghesia cercava di allontanare da sé l’idea del disastro incombente, della guerra che preme alle porte. In questo panorama, è Vienna in particolare – più delle altre grandi capitali – a caratterizzarsi come luogo della presa di coscienza del crollo delle certezze ereditate dall’Ottocento. Essa è un grande laboratorio culturale in cui forti ideali di progresso industriale e culturale coesistono con un sentimento di crisi, che si concretizzerà nel giro di pochi anni con la disintegrazione dell’Impero austro-ungarico. Il programma del Festival seguirà un percorso articolato su tre filoni principali. Il primo riguarderà la musica scritta e ascoltata in questo periodo. Si distingueranno i diversi approcci, le differenti visioni del mondo che convivono in un unico contesto culturale: la radicale rottura stilistica dei compositori che daranno vita alla Scuola di Vienna, accanto alla “leggerezza” della musica della dinastia Strauss, e ancora ai compositori della continuità, legati alla tradizione del tardo romanticismo. Un confronto tra scelte artistiche, ma anche esistenziali e filosofiche, spesso in palese contrapposizione tra di loro. I grandi autori della tradizione classica costituiranno il secondo filone: un ascolto necessario perché ai musicisti della Vienna di inizio Novecento il confronto con un passato così straordinario e così ingombrante non permetterà un semplice superamento, ma richiederà un passaggio sofferto, consumato fino in fondo dall’interno. Il terzo filone sarà incentrato sulla memoria della prima guerra mondiale, cui sarà dedicata la nuova produzione multimediale “Immagini e suoni della Grande Guerra”. Il Festival ha infine commissionato al coreografo Virgilio Sieni e al compositore Salvatore Sciarrino due nuove creazioni in omaggio ad Alberto Burri, nel centenario della nascita. I lavori di questi grandi artisti di oggi, ispirati alla ricerca del maestro tifernate, saranno eseguiti in uno degli spazi più suggestivi dell’arte contemporanea, quei locali degli Ex Essiccatoi del Tabacco, dagli anni Novanta divenuti Museo, allestiti dallo stesso Burri con i suoi grandi cicli pittorici”.
imageImmagini e suoni della Grande Guerra
Nel quadro di un programma intenso e di grande livello, si segnala – nel segno del centenario – il progetto multimediale in prima esecuzione assoluta Immagini e suoni della grande guerra al Cimitero Monumentale di Città di Castello (26 agosto). Con direttore del coro Marcelo Marini e i testi di Alvaro Tacchini, in scaletta le grandi canzoni di quegli anni, da “La leggenda del Piave” a “‘O surdato ‘nnammurato”.
imageOmaggio ad Alberto Burri
Nel centenario della nascita di Alberto Burri, il Festival delle Nazioni ha commissionato a Sciarrino una nuova composizione per flauto e quartetto d’archi, formazione con la quale il compositore siciliano, cittadino di Castello per scelta dal 1983, si misura per la prima volta. L’esecuzione di Matteo Cesari e del Quartetto Prometeo dialogherà con le opere di Burri del ciclo “Non ama il nero”, allestito dallo stesso artista negli anni Novanta nell’omonima sala degli Ex Essiccatoi del Tabacco, a pochi passi dal centro storico di Città di Castello (1 settembre).
imageInfo e programma: www.festivalnazioni.com