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Continuano gli appuntamenti di Short Theatre, adesso tocca a Daria Deflorian e Antonio Tagliarini

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Dopo lo straordinario successo di Augusto del Leone d’Oro alla carriera Biennale Danza 2019 Alessandro Sciarroni in scena e l’8 e 9 settembre al Teatro Argentina, la programmazione di Short Theatre 2019 – Visione d’insieme di martedì 10 settembre si articola fra la Pelanda e Carrozzerie n.o.t.

Si parte alle ore 18, proprio alle Carrozzerie n.o.t., con Scavi di Daria Deflorian e Antonio TagliariniScavi è una performance per soli 40 spettatori (è necessario prenotarsi scrivendo a prenotazione a shorttheatrefestival@gmail.com) che nasce come progetto collaterale a Quasi niente, spettacolo liberamente ispirato a Deserto rosso, prima opera a colori di Michelangelo Antonioni. La performance è la restituzione pubblica delle “scoperte” di Deflorian/Tagliarini nella fase di indagine del lavoro: le loro incursioni a Ferrara al Fondo Antonioni, lo studio dei materiali di preparazione del film, il ritrovamento del diario di uno degli assistenti alla regia, la visione di fotografie di scene girate e non montate, ritrovarsi tra le mani i primi pensieri di Antonioni scritti a penna quando l’idea era vaghissima, sapere delle sue notti in bianco per cambiare finale del film pochi giorni prima della fine delle riprese… un continuo confronto con quello che avviene sempre nel processo creativo, lo scontro meraviglioso e faticoso tra idea e materia. Un’indagine paziente portata avanti con il rigore dell’archeologia. La performance andrà in scena fino al 15 settembre.

Subito dopo, alle ore 19, Antonio Tagliarini sarà il protagonista del primo appuntamento di Talk Showformat ideato e curato da Sotterraneo che risponde all’esigenza di incontrare altri artisti, di quelli che non solo creano opere ma si fermano anche a domandarsi che senso ha fare questo mestiere al tempo della rivoluzione digitale. Sotterraneo si mette a sedere intorno a un tavolo con alcuni degli autori più rigorosi del teatro contemporaneo per affrontare queste tematiche con la dovuta autoironia. Questo avviene in forma pubblica, perché non si dà ‘live art’ senza la Repubblica Democratica degli Spettatori. Un po’ talk ragionato e un po’ show divertito, un’ora di palestra culturale sul teatro, fabulous invalid (per dirla con Orson Welles) che è sempre sul punto di morire e non muore mai.

Sempre alle 19 ma questa volta alla Pelanda data unica per Il canto della caduta, opera con cui Marta Cuscunà – una delle più significative esponenti della scena contemporanea italiana – prosegue idealmente il discorso iniziato con la Trilogia delle Resistenze femminili e raccoglie un orizzonte di pensiero che continua a tramandarsi nonostante millenni di patriarcato. Il mito di Fanes, infatti, è una antichissima tradizione popolare dei Ladini, una minoranza etnica delle Dolomiti. È un ciclo epico che racconta di un regno pacifico guidato da regine e distrutto dall’inizio di una nuova epoca del dominio e della spada. È il canto nero della caduta nell’orrore della guerra. Sulla scena, l’immaginario ancestrale prende vita grazie ai pupazzi e ai corvi meccanici realizzati dalla scenografa Paola Villani, in un progetto artistico che cerca di unire la tradizione del teatro di figura ai principi di animatronica e alla componentistica industriale.

Alle 20.30 data unica anche, sempre alla Pelanda, per I giardini di Kensingtondel giovane duo Sirna/Pol, un viaggionell’intimità consuetudinaria di una coppia qualsiasi, fatta di complicità, piccole noie, litigiosità, gesti d’amore che fanno traballare il modello sociale – binario e normativo – a cui si pensava di aderire.

Formati differenti, eterogeneità dei linguaggi, sguardo prismatico per interrogare le tante dimensioni della contemporaneità. È la Visione d’insieme di Short Theatre 2019, al cui interno troviamo il racconto del quotidiano, con le sue solitudini e cortocircuiti relazionali, che attraversa e connette lo spazio geografico globale a partire dalle storie individuali. È il caso di Jaha Koo – artista sudcoreano ma attivo a Ghent – che in Cuckoo, in scena il 10 e 11 settembre alle 21.45 alla Pelanda, ripercorre la storia recente Corea del Sud e riflette sul tema dell’isolamento e del suicidio nella società sudcoreana in compagnia di un cuoci riso elettrico.

Il quadro del 10 settembre alla Pelanda si completa con la video-installazione di Kader Attia The Body’s Legacies, Part 2: The Postcolonial Body e il documentario SUN RA: space is the place di John Coney.