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Esce domani in libreria l’ultimo libro di Gabriele D’Annunzio

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Per la prima volta sono state raccolte in un unico volume le pagine ‘blasfeme’ di Gabriele d’Annunzio (1863-1938) su tema di Gesù Cristo ritrovate nei suoi archivi: mostrano quanto profonda e perseverata fu, nella mente del poeta e scrittore “l’idea di uno studio in forma artistica sulla vita meravigliosa del Galileo”. L’opera curata da Angelo Piero Cappello si intitola “Studi su Gesù. Appunti, Taccuini, Parabole” ed esce domani (25 febbraio) in libreria da Ianieri Edizioni (168 pagine, 16 euro). Nella prefazione Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, descrive “la straordinaria importanza” di questa collezione di frammenti di scritture, parabole, articoli, appunti, taccuini vari, che nei progetti dannunziani avrebbero dovuto comporre una vita di Gesù, “mai prima d’ora isolati e messi in fila secondo un criterio di continuità tematica e sviluppo cronologico”. A lungo infatti d’Annunzio – le cui opere sono state nell’Indice dei libri proibiti del Sant’Uffizio fino al 1966 – andò accarezzando il progetto di scrivere una vita di Gesù, di cui lo colpiva la duplice natura umana e divina, ma il progetto non arrivò mai a concretizzarsi: lo sanno bene gli studiosi specialisti come Cappello, con oltre trent’anni di studi dannunziani alle spalle, ma non i comuni lettori. Da qui l’intento di raccogliere scritture finora sparse in vari volumi ed edite in differenti occasioni, riconoscendo in esse una comune linea di ispirazione. Così riordinate, da queste pagine emerge l’immagine di uno scrittore tutt’altro che dedito al solo erotismo, per niente compiaciuto del proprio estetismo, affatto estraneo a compiacimenti di motivi e di stili eroico-erotici. E vi si rivela un d’Annunzio profondo conoscitore del racconto biblico, perfino esperto lettore dei vangeli apocrifi e copti. Pagine di grande artigianato verbale, tutte affidate alla parola quale intimo scandaglio delle abissali profondità di coscienza: “non v’è dio, se tu non sei quello”. Intuire nelle profondità della coscienza l’infinito che ci fa simili al dio, al nostro dio, a quel dio che è in ciascuno di noi, è lo scopo di tutte le pagine che d’Annunzio scrisse su Cristo e che, ora
raccolte, “confermano la grandezza di una scrittura e di uno
scrittore, forse blasfemo ma decisamente straordinario”.