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“Germania Anni 20”, Giancarlo Sepe in scena a La Comunità

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Con Germania Anni ‘20 Giancarlo Sepe prosegue il suo percorso di analisi della cultura tedesca, iniziato negli anni ‘70 con Herman (Baerlino Anni 30), Accademia Ackermann, suo primo grande successo e proseguita di recente con Werther a Broadway 

Lo spettacolo, nato da una lunga fase laboratoriale e di studio, condotta da Giancarlo Sepe con gli attori della sua Compagnia, sulla cultura e gli eventi turbolenti della Germania negli anni che seguirono alla Prima Guerra mondiale, sarà in scena, al Teatro la Comunità dal 5 al 15 dicembre, per sole dieci recite. 

Cos’è quest’aria mefitica, da fine del mondo, che avvolge la Germania dopo la sconfitta della Prima Guerra Mondiale e che crea paure paradossali al limite dell’isteria nei cittadini che vedono sorgere decine di serial killer e assassini di giovani? 

Nacque la Repubblica di Weimar per rispondere a tutte le esigenze delle nuove generazioni, ma fallì. E quel popolo che presto avrebbe scritto sui muri: “Alla Germania manca lo spazio vitale per svilupparsi e affermarsi come prima potenza mondiale”, slogan peculiare del nazismo, quel popolo vide avvilito il suo orgoglio di appartenere ad una razza eletta, scoprì fame e miseria, vide prostituirsi le donne agli angoli delle strade, madri e figlie. Weimar doveva unire il popolo nel nome delle arti e della riappacificazione nazionale. Niente di tutto questo. I “geni” si affacciano alla ribalta della cultura tedesca e scappano via perché visti come dei sovversivi, o alcuni come ebrei artefici dei disastri politici-finanziari. Parliamo di Grosz, Dix, Brecht, Murnau, Lang e decine di artisti. La Germania di nuovo gioca con la grandezza dei suoi figli per autodistruggersi ancora una volta. In quei momenti la violenza raggiunse il massimo, rendendo le notti, i palcoscenici, gli schermi cinematografici, i dipinti, le musiche, le architetture come mostri che mangiano l’umano e lo tagliano a pezzi. La luna in cielo non è più romantica, ma rappresenta il risveglio del licantropo che divora le sue vittime, dissanguandole. Dov’è la via di fuga? Dove salvare la pelle, se non nel teatro fumoso di quegli anni, tra canzoni e canzonette, tra fotogrammi di mostri, posseduti da scienziati pazzi, che rispondevano al nome di Cesare…