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La Galleria Nazionale d’Arte Moderna inaugura la mostra di Antonietta Raphaël

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La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, a Roma, inaugura la mostra Antonietta Raphaël. Attraverso lo specchio, curata da Giorgia Calò e Alessandra Troncone e promossa in collaborazione con l’Istituto Lituano di
Cultura presso l’Ambasciata di Lituania in Italia. “Questa mostra, restituisce i frammenti di un corpus di operemolto articolato e di una vita intensa, piena, operosa e devota all’arte. Racconta di un’artista che ha detto la verità, in modo
olimpico, animale senza illusioni, con ferocia e con determinazione, quella che ha speso nelle lotte dei suoi incubi (sempre definiti sogni) e quella che ha profuso per plasmare la materia, dura come quella della pietra e del palissandro o tenera
come l’argilla o la pasta di colore sulla tela”, dichiara Cristiana Collu, Direttrice della Galleria Nazionale. La figura di Antonietta Raphaël (Kaunas 1895 – Roma 1975),
l’artista di origini lituane esponente di spicco della Scuola romana, viene raccontata attraverso dipinti, sculture e opere su carta, accompagnati da documenti, fotografie di famiglia, lettere e pagine dei suoi diari. Completa l’esposizione una selezione di
opere di Mario Mafai – compagno di una vita – unitamente a un video documentario inedito realizzato per la mostra. Attraverso lo specchio allude all’attitudine di Raphaël a trasformare la pratica artistica in uno strumento di indagine sul proprio mondo interiore, ed evoca dimensioni oniriche e immaginifiche in cui la figura femminile è protagonista. Lo specchio, inteso come autorappresentazione, sdoppiamento, soglia da attraversare, diventa quindi il filo conduttore di un percorso che esplora la ricca produzione dell’artista, con una serie di nuclei tematici
individuati dalle curatrici. L’autoritratto, pratica che segna tutta la produzione di Raphaël e mette al centro il tema dell’identità esplorata dall’artista attraverso il racconto di sé. Numerosi autoritratti la vedono all’opera con gli strumenti da lavoro, come Autoritratto con tuta blu degli anni Quaranta che introduce lo sguardo “alternativo” dell’artista sul suo lavoro e sulla scultura