Home teatro “Mi chiamo Antonino Calderone” di Dacia Maraini al San Luca di Roma

“Mi chiamo Antonino Calderone” di Dacia Maraini al San Luca di Roma

284

Una candela accesa, una scrivania con qualche libro, un registratore. Inizia così l’ultimo atto della vita da mafioso di Antonino Calderone, pronto per vestire i panni del collaboratore di giustizia. Non è facile raccontare la storia di questo personaggio e lo fa magistralmente la grande scrittrice e autrice Dacia Maraini nella sua trascrizione teatrale della confessione del mafioso dal titolo: “Mi chiamo Antonino Calderone”.

Il vissuto di quest’uomo scivola e si incastra in una delle pagine più buie del nostro paese: potere, stragi, vendette, uccisioni, questo è il cocktail preferito dei cosiddetti “uomini d’onore”, che Calderone definirà al contrario “uomini del disonore”. Se qualcuno pensa che tutto ciò è lontano dalla propria vita, si sbaglia: in questa guerra non ci sono confini e in quell’inferno ci finiscono colpevoli e innocenti. Il bene e il male, idealmente rappresentati nel nostro immaginario come due mondi nettamente separati, arrivano a seguire dinamiche distorte e sovrapposte, a volte invece parallele: in questo mondo, di logico non c’è assolutamente nulla.

La storia di Antonino Calderone coincide con la storia della mafia. Non c’è troppo da rallegrarsi se un uomo come Antonino arriva a pentirsi, perché la confessione non chiude mai un capitolo della storia definitivamente ma ne preannuncia di nuovi, agghiaccianti e vili. Antonino Calderone è quello che parla di mafia quando a Catania e nel resto d’Italia ci si domandava banalmente cosa fosse. Antonino è quello che delinea le caratteristiche del mafioso nell’identikit tipico del criminale, ma astuto e spregevole, la cui forza si nutre di un realismo crudo e implacabile.

Non chiedo perdono, dice Antonino Calderone, perché sa di non poterlo meritare. Ma attraverso l’opera di Dacia Maraini raccontata, interpretata e portata in scena da David Gramiccioli, si scopre qualcosa di sorprendente: un’anima e un profondo senso di critica e disgusto a lungo oppresso dall’identità mafiosa. Antonino Calderone non solo si pente, ma impara finalmente a vivere e lo racconta con parole amare che lo proiettano lontano da quel mondo di miseria umana e sangue, almeno idealmente.

David Gramiccioli, narratore in scena del testo di Dacia Maraini, si accosta con eleganza alla sensibilità dell’autrice creando atmosfere emozionali e intrecci che appartengono alla storia del nostro paese, troppo poco raccontati, capaci di farci riflettere non solo su ciò che è oggettivamente il personaggio e il suo mondo, ma anche sulla necessità di ricercare sempre la verità, a qualsiasi costo. 

Sabato 14 e Domenica 15 Settembre 2019
Teatro San LucaVia Renzo da Ceri 136, Roma (Pigneto)