Home news cronaca Omicidio Marta Russo, travolto dalle polemiche Scattone rinuncia alla cattedra

Omicidio Marta Russo, travolto dalle polemiche Scattone rinuncia alla cattedra

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Fa un passo indietro Giovanni Scattone, l’ex assistente universitario condannato per l’omicidio colposo della studentessa Marta Russo nel 1997. Ha deciso di rinunciare alla cattedra di psicologia ssegnatagli, nel quadro della stabilizzazione degli insegnanti in corso, in un istituto tecnico romano. Il suo legale, Giancarlo Viglione , che spera ci ripensi, ha diffuso una nota, che fa seguito alle polemica scaturite dopo la notizia dell’assunzione. “La mancanza di serenità mi induce – dice Scattone – a rinunciare all’incarico per rispetto degli alunni che mi sono stati affidati”. “Ho sempre ritenuto che per essere un buon insegnante si debba, anzitutto, essere persona serena. Oggi, in ragione di queste polemiche, non ho più la serenità che mi ha contraddistinto nei dieci anni di insegnamento quale supplente, anni caratterizzati da una mia grande soddisfazione anche e soprattutto legata al costruttivo rapporto instauratosi con alunni e genitori”. “Ed allora, se la coscienza mi dice, come mi ha sempre detto, di poter insegnare la mancanza di serenità mi induce a rinunciare all’incarico per rispetto degli alunni che mi sono stati affidati”. “E così questo Paese mi toglie anche il fondamentale diritto al lavoro. Dopo la tragedia che mi ha colpito – sottolinea Scattone – solo la speranza mi ha dato la forza di andare avanti. Anche oggi vivrò con la speranza che un giorno la parte sana di questo Paese, che pure c’è ed è nei miei tanti ex alunni che in questi giorni mi sono stati vicini e nella gente comune che mi ha manifestato tanta solidarietà, possa divenire maggioranza”. “Con grande dolore e amarezza – aggiunge – ho preso atto delle polemiche che hanno accompagnato la mia stabilizzazione nella scuola con conseguente insegnamento nell’ormai imminente anno scolastico. Il dolore e l’amarezza risiedono nel constatare che, di fatto, mi si vuole impedire di avere una vita da cittadino ‘normale’. La mia innocenza, sempre gridata, è pari al rispetto nei confronti del dolore della famiglia Russo. Ho rispettato, pur non condividendola, la sentenza di condanna. Quella stessa sentenza mi consentiva, tuttavia, di insegnare. Ed allora – conclude – sarebbe stato da Paese civile rispettare la sentenza nella sua interezza”. Soddisfatti i genitori di Marta Russo e gli studenti dell’Istituto. Ogni altro commento è superfluo. Il problema non è la legittimità, ma l’opportunità di quell’incarico. Scattone ha scontato la pena, può fare molti lavori. Quello di insegnante di psicologia a una classe di adolescenti è semplicemente inopportuno.

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