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Torna per il secondo anno consecutivo “Copenaghen” con Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice

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COPENAGHEN, dramma storico-scientifico del commediografo britannico Michael Frayn, per il secondo anno consecutivo, ritorna sul palcoscenico del Teatro Argentina dal 4 al 16 dicembre, a grande richiesta e per sole due settimane. Lo spettacolo chiude così la sua lunghissima tenuta durata diciannove anni, sempre con lo stesso trio di grandi interpreti. Mauro Avogadro tratteggia il racconto di questo classico del teatro contemporaneo con il tris d’eccezione, Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice, che danno vita al formidabile duello verbale fra i fisici Niels Bohr e Werner Heisenberg, alla presenza di Margrethe, moglie di Bohr, alla vigilia del devastante uso della bomba atomica. Una produzione della Compagnia Umberto Orsini e Teatro di Roma – Teatro Nazionale in co-produzione con  CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia. In un luogo che ricorda un’aula di fisica, immersi in un’atmosfera quasi irreale, tre persone, due uomini e una donna, parlano di cose successe in un lontano passato, cose avvenute tanto tempo prima, quando tutti e tre erano ancora vivi. Sono Niels Bohr (Umberto Orsini), sua moglie Margrethe (Giuliana Lojodice) e Werner Karl Heisenberg (Massimo Popolizio). Il loro tentativo è di chiarire che cosa avvenne nel lontano 1941 a Copenaghen quando improvvisamente il fisico tedesco Heisenberg fece visita al suo maestro Bohr in una Danimarca occupata dai nazisti. Entrambi coinvolti nella ricerca scientifica, ma su fronti opposti, probabilmente vicini ad un traguardo che avrebbe portato alla bomba atomica, i due scienziati ebbero una conversazione nel giardino della casa di Bohr, il soggetto di quella conversazione ancora oggi resta un mistero e per risolverlo la Storia ha avanzato svariate ipotesi. Essendo Heisenberg a capo del programma nucleare militare tedesco voleva, in nome della vecchia amicizia, offrire a Bohr, che era mezzo ebreo, l’appoggio politico della Gestapo in cambio di qualche segreto? O al contrario essendo mosso da scrupoli morali, anche se tormentato dalle conseguenze che sarebbero potute ricadere sul destino della sua patria martoriata e che lui amava pur non essendo nazista, tentava di rallentare il programma tedesco fornendo a Bohr, che era schierato con gli alleati, informazioni sull’applicazione dei fondamenti teorici della fissione? Su questi presupposti l’autore Michael Frayn dà vita ad un appassionante groviglio in cui i piani temporali si sovrappongono, colorendo di un valore universale le questioni poste dai protagonisti. Diverse ipotesi vengono enunciate una dopo l’altra e vengono messi in scena i diversi incontri tra i due fisici. Viene quindi a tradursi metaforicamente, come struttura portante dell’impianto drammaturgico quel Principio di Indeterminazione e di Complementarietà pronunciati molte volte nella pièce e così determinanti per l’elaborazione della teoria della relatività ad opera di Einstein. Non è possibile una sola verità oppure una sintesi efficace delle diverse verità perché una verità è semplicemente un punto di vista, il punto di vista di chi l’ha enunciata. Tutto è umano, niente è assoluto.