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Scoperta una poesia scomparsa di Pablo Neruda

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A 47 anni di distanza dalla sua morte, avvenuta il 23 settembre 1973, è stato presentato in Cile un testo dattiloscritto con un sonetto del poeta Pablo Neruda, che si salvò miracolosamente dalla distruzione durante la repressione politica seguita al golpe del generale Augusto Pinochet. È la prima versione di “Sangre de toro”, una poesia del 1965 in onore di un famoso vino ungherese. Il grande poeta cileno Premio Nobel lo scrisse durante un viaggio di piacere che fece nell’agosto di quell’anno in Ungheria, insieme allo scrittore guatemalteco Miguel Ángel Asturias e alle rispettive mogli.

”Rivedendo i ricordi di mia madre, appena scomparsa, ho trovato una scatola di plastica con foto, vecchi documenti e lettere.
All’improvviso è apparsa una carta, sottile e in discrete condizioni.
Era una poesia di Neruda, firmata da lui e regalata ai miei genitori”,
spiega la dottoressa cilena Marcia Telteinboim, che ha fatto la scoperta, come riferisce il quotidiano spagnolo “El País”. A differenza della prima versione che appare ora, la poesia inclusa nell’edizione del 1969 ha una parola aggiuntiva nel primo verso: ”Robusto vino, tu familia ariente”, indica la poesia definitiva. Per il professore Grínor Rojo, accademico del Centro di studi culturali dell’Università del Cile, studiosa dell’opera di Neruda, il poeta cileno è stato “senza dubbio colui che ha scritto la poesia”. “È una poesia molto nerudiana, per la sua ricchezza figurativa. Neruda è un poeta di straordinaria immaginazione sensoriale e i cinque sensi sono presenti in questo brevissimo testo. Questo è Pablo Neruda per intero”, ha spiegato Rojo.

La poesia scritta a macchina è stata quasi miracolosamente salvata. Neruda e sua moglie, Matilde Urrutia, erano stretti amici dell’avvocato Sergio Telteinboim e di sua moglie, Perla Grinblatt. Condividevano la militanza nel Partito comunista cileno e negli anni ’60, quando i Telteinboim vivevano con le loro tre figlie nella città di Viña del Mar, partecipavano spesso a pranzi e feste che Neruda offriva nella sua casa di Valparaíso, La Sebastiana. Il poeta intratteneva i suoi ospiti con un drink, una buona tavola e con versi
inediti, che poi regalava in piccoli pezzi di carta che oggi sono un
tesoro: “Ogni suo manoscritto o dattiloscritto che abbiamo in nostro
possesso, come questo del ‘Sangre de toro’, è un gioiello”, osserva il
professor Rojo.

I coniugi Telteinboim e Grinblatt hanno ricevuto in dono una
quindicina di questi versi di Neruda, ma la maggior parte non è
sopravvissuta oltre il colpo di stato dell’11 settembre 1973, quando i
militari fecero irruzione nella loro casa e loro stessi eliminarono
carte e documenti giudicati compromettenti. La più giovane delle
figlie, Marcia, all’epica aveva 11 anni e ricorda quei giorni di
“tumulto e paura”, di cui si era persa buona parte della memoria
materiale della sua famiglia. Con la scomparsa del padre nel 2006, i
discendenti non avrebbero mai immaginato che “Sangre de toro” fosse sopravvissuto tra i ricordi dell’appartamento della madre a Santiago del Cile.

“Probabilmente, nemmeno lei sapeva che questo documento era stato conservato”, dice Marcia, la cui madre è morta a Santiago del Cile il 14 luglio scorso, all’età di 94 anni. Insieme alla carta “sottile e in condizioni regolari” dove fu battuta a macchina la poesia, è stato
ritrovato anche un invito del 1961 all’inaugurazione de La Sebastiana.
Insieme alle sue sorelle Patricia e Berta, Marcia ha deciso di donare
entrambi i documenti all’Archivio Centrale ‘Andrés Bello’ dell’Università del Cile.