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Novanta minuti di purissimo sarcasmo cinismo e qualche orgasmo, quando andare a teatro è un dovere

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Sono davvero novanta minuti al vetriolo quelli in scena al Piccolo Eliseo di Roma. Dal 27 aprile è in cartellone “Thanks for vaselina”, della compagnia Carrozzeria Orfeo e il testo di Gabriele di Luca, fino all’8 maggio.

Il cinico è colui, che ha causa di un difetto di vista, vede le cose per come sono realmente. Di Luca non sappiamo se abbia bisogno di occhiali, ma avendo visto lo spettacolo possiamo dire che ha una considerevole dose di cinismo. Non gli sfugge niente. Dagli scout ai transessuali. Tutto finisce sotto la lente indagatrice e ironicamente decostruttiva dell’autore.

Gli attori, Gabriele di Luca, Massimiliano Setti, Beatrice Schiros, Ciro Masella, Francesca Turrini sono stati tutti capacissimi di reggere il ruolo drammatico. Una menzione speciale va alla mamma-Schiros, capacissima di dosare la voce e le pause comiche e drammatiche.

Di Luca, che appare anche in scena come protagonista, demolisce, decostruisce senza re inventare nulla. Questa è la forza di uno spettacolo assolutamente nichilista e irriverente. Non ha alcuna voglia di proporre nuove fondamentali architetture di pensiero e istituzionali perché, forse, ci siamo accorti che non ne abbiamo più bisogno. Viene meno la madre, Edipo viene mandato cortesemente a farsi fottere, persino Dio incappa nelle mitragliata di questo nicciano da teatro.

Ma non se ne sente il dolore, la mancanza e nemmeno il bisogno di alzarsi e urlare che questo è troppo. Forse, anzi, è troppo poco. E le risate non sono inquietanti, come possono esserlo in uno spettacolo di Sarah Kane, se mai ne sono usciti, diagonali. Ma sono oneste, cristalline, perché la comicità ha colpito la struttura portante di queste rovine che ci ostiniamo ancora, stoltamente, a chiamare società civile.

E ci sentiamo di appoggiare in tutto l’invito di Di Luca di riempire il teatro. Questo è uno spettacolo che va visto, rivisto e, se necessario, rivisto ancora. Perché la prima volta si ride, la seconda si pensa e si sorride e la terza, infine, lo si fa proprio.