Home teatro Atene, adesso Roma viene. Una Orestea totale all’Argentina

Atene, adesso Roma viene. Una Orestea totale all’Argentina

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Atene è scesa a Roma. Al Teatro Argentina, dove fino al 17 gennaio è in scena l’Orestea di Eschilo, è stato possibile apprezzare, con tutta la forza tellurica della recitazione, la potenza di una esperienza teatrale assoluta.

La regia di Luca de Fusco è stata magistrale. E il pubblico è stato entusiasta. Le luci di Saccomanni e le musiche di Ran Bagno, insieme, hanno contribuito a rendere non solo magica l’esperienza, ma a tutti gli effetti “catartica”.

Gli applausi non sono, effettivamente, serviti a rendere onore agli attori, che meritavano tutti, a cominciare da Agamennone, Mariano Rigillo e a sua moglie Clitemnestra, Elisabetta Pozzi, ma sono stati utili a rendere lo spettatore capace di uscire dalla limitata percezione sensoriale di uno spettacolo “assoluto”, per entrare dentro una esperienza più religiosa.

È stato un bene che ad affollare il teatro ci fossero anche molte scolaresche. Perché si è potuto constatare che una buona rappresentazione, sebbene lunga, ha più presa sul pubblico di tutte le altre “riletture” contemporanee avanguardiste. Fatta più a uso e consumo del regista e della compagnia che non del pubblico.

La regia di Fusco ha saputo rendere onore a tutti i protagonisti. Dei e uomini si sono avvicendati sulla scena senza che a nessuno dei due venisse tolto un grammo di sacralità: gli Dei erano inarrivabili e rigidi, gli uomini talvolta bruti e altre volte eroici.

Si è capito quasi subito che si sarebbe trattato di una esperienza unica; una esperienza radicale, wagneriana, totale. Dove la musica ha aperto le porte a un mondo misterioso nel quale ogni azione è un archetipo.