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VOCSet, corpo danza e musica per Ariella Vidach

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Uno spettacolo per corpi, voci e tecnologia digitale: è “VOCset”, nuova tappa nel percorso di ricerca sul rapporto fra danzatore e tecnologia interattiva intrapreso dalla pioniera Ariella Vidach insieme a Claudio Prati. Appuntamento a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 051.566330; www.teatridivita.it), venerdì 15 aprile, ore 21; sabato 16, ore 20; domenica 17, ore 17. In scena sono Annamaria Ajmone, Chiara Ameglio, Maria Olga Palliani, Manolo Perazzi e Stefano Roveda. Composizione vocale di Alessandro Bosetti. Design luci di Stefano Pirandello. Produzione AiEP-Avventure in Elicottero Prodotti.

“VOCset” è una nuova tappa nel percorso di ricerca nella danza contemporanea intrapreso da Ariella Vidach, che due anni fa ha presentato a Teatri di Vita i suoi “Relais” e “Bodhi.solo”.

Cinque danzatori in scena, riempiono la sala di parole isolate, tic vocali, inciampi, frasi o addirittura interi flussi di coscienza randomici, proiettati sullo sfondo come lettering bianco nel nero totale. Ne risulta un’intrecciata conversazione nonsense tra loro, legittima per la comunicazione interna del “nuovo organismo”, dove l’azione motoria è invece sensatamente correlata allo stimolo e viceversa. Così i confini tra narrazione e musicalità si elidono a vicenda, rimandando la parte audio dello spettacolo all’espressione stessa della vocalità dei danzatori, rimescolata digitalmente. E non solo. In VOCset si aggiunge la possibilità di far intrecciare i dialoghi live con quelli campionati dai sistemi di speech recogniction della macchina, con risultati a volte funzionali a volte ancora più stranianti, ampliando lo stravagante dialogo allo specchio. Si portano alla luce le diverse modalità della comunicazione umana: una forma di solitudine dialogica o di sovraproduzione sonora, di interferenza continua o di distrazione casuale che solitamente modificano il linguaggio corporeo, mentre in VOCset, alla danza e al gesto codificato, è concesso il potere di rimescolare la conversazione, mostrando la possibilità dei due linguaggi di riorganizzarsi pariteticamente all’interno dello stesso ambiente.