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“Elena Bonelli interpreta Brecht”: la musica restituisce il tempo del teatro

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Nello scorrere del tempo, cogliere l’attimo è impossibile, impensabile. Consiglio fugace, paradosso di una frase che nel continuo ripetersi, resta aleatoria e continua a sfuggire. Come afferrare il momento? Mistero irrisolto perché insolubile. Secondi che si susseguono e mai si arrestano, imporsi nel loro passare è vivere il travolgimento inesorabile. Non carpire dunque, piuttosto capire. Com-prendere il tempo. Agguantarlo insieme. Tutto. Passato, presente e futuro, senza l’assurdo intento  di cogliere l’attimo, così sfuggente, quasi inesistente. Nel libero offrirsi di una temporalità  che si regale inesausta, dunque non bisogna pretendere di relegare i momenti in frammenti, singoli momenti a sé stanti, ma rilegarli armoniosamente nella melodia che li accomuna, come la musica riunisce  le note in un unico suono e si diffonde nel presente in un effluvio di emozione. Così  al Teatro dell’Angelo la magnifica Elena Bonelli con la direzione artistica di Cinzia Gangarella riunisce nel presente musicale la scrittura teatrale come messaggio profetico aperto al domani.

“Elena Bonelli interpreta Brecht”  in scena fino al 26 marzo con la regia di Marco Mattolini realizza il connubio atemporale di parole, suono e azione. I monologhi di Brecht parlano in primo piano attraverso l’interpretazione esuberante dell’attrice e cantante internazionale e il passato prossimo delle opere  del grande drammaturgo tedesco diventa immediato sullo sfondo dell’attualità, rappresentata da alcuni stralci dei quotidiani di oggi  come unico elemento scenografico. Sullo sfondo dell’oggi si impone la pregnanza di una rappresentazione melodica, che ribadisce l’emozione di un coinvolgimento totale. Lo spettatore vive la scena attraverso musiche che riescono ad avvolgere i singoli capolavori brechtiani in un unicum armonicamente perfetto. Il teatro diventa così un luogo di evasione dai vincoli di un tempo frammentato  e perciò incomprensibile attraverso un flusso musicale che nasce da parole di ieri per  infonderle con trasporto nel pubblico.