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Teatri di Pietra, addio in grande stile con “Le donne in parlamento”

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Si chiude con un’altra grande prima nazionale la stagione di Teatri di Pietra, la prestigiosa rassegna ospitata nell’antico Anfiteatro romano di Sutri.

Sabato 20 luglio, per concludere nel migliore dei modi un programma che ha visto susseguirsi una serie di successi, sarà la volta di Donne al Parlamento, un finale all’insegna del surrealismo di Aristofane.

“2411 anni dopo la sua prima rappresentazione ateniese torna il paradosso comico del mondo sottosopra. Le donne al Parlamento con il loro incruento “colpo di stato”, instaurando un improbabile comunitarismo dei beni e dei rapporti che finirà in burla, pure mostra, nel suo grottesco progetto, un’attuale e scottante verità: che la società degli “uomini” nel suo insieme sta esaurendo tutte le energie positive nell’innalzare muri, nel generare violenza, nel raccogliere distruzione. L’utopia del mutamento cede cupamente al realismo del possibile. 

Si è come si può, non come si vuole. 

Il violento, reazionario Aristofane, che conosce così bene l’arte di coniugare riso e pensiero, nostalgia del passato e speranza del futuro, ci addita ancora, con filosofica sapienza, la via della bellezza: mutare in armonia con la natura per vincere la deforme ingiustizia delle nostre umane società. Ovvero, non c’è felicità in terra se non per tutti.

Alcune donne, capitanate da Prassagora, stanche del malgoverno imperante ad Atene, si riuniscono a notte fonda per definire il loro piano: munite di bastoni, calzari e mantelli sottratti agli ignari mariti addormentati, con l’aiuto di barbe finte si recheranno per tempo all’Assemblea, occuperanno la maggioranza dei posti e, presentata la rivoluzionaria proposta – Il governo alle donne!- la faranno facilmente approvare. Sarà un terremoto politico, sociale e culturale. 

…Alla base del nuovo regime c’è il comunismo dei beni e delle donne: con l’abolizione della proprietà privata si eviteranno furti e rapine. Nessuno infatti avrà più interesse a rubare ciò che è anche suo. E con le donne in comune non ci sarà più certezza di paternità, cosicché ogni bambino, ogni ragazzo rispetterà come possibile genitore ognuno degli adulti. Inoltre il nuovo sistema decreta la parità assoluta tra le donne giovani e le vecchie, tra le belle e le brutte. Ne discende che ogni cittadino che voglia accoppiarsi con la giovane e bella che più gli aggrada, dovrà prima soddisfare la più brutta delle vecchie. 

Il sistema però, di sorpresa in sorpresa, mostrerà i suoi comici e surreali intoppi, fino allo scioglimento di un lieto fine culinario, non senza un malinconico sorriso per la mancata rivoluzione delle donne.”