Home news cronaca “Ciao sono Enzo… No Renzo, Enzo!…” Buon Ferragosto a tutti!

“Ciao sono Enzo… No Renzo, Enzo!…” Buon Ferragosto a tutti!

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Così, tanto per sorridere… Chi non ricorda Enzo? Si, Enzo, l’aspirante bullo di periferia, triste, sfigatissimo e amaro del Carlo Verdone di Un sacco bello. “Pronto? Buonasera, vorrei parlare con Amedeo, per piacere… gli dica che sono Enzo… Grazie!… Pronto, Amedeo? Ciao sono Enzo… No Renzo, Enzo!... Se te ricordi bene ci siamo conosciuti due o tre mesi fa al distretto militare, in coda, a pijà er duplicato der congedo… io ero quello che stava dietro de te co una maglietta de spugna, girocollo, tipo mare… Eh, te ricordi che ce dissero che i congedi nostri nun li trovavano perché erano rimasti al corpo d’appartenenza, no?, allora tu dicesti davanti a tutti ‘Allora annatevece a pulì tutti quanti er culo cor congedo!’… No, l’hai detto!… l’hai detto, l’hai detto!… e c’ero io dietro, l’hai detto… Te ricordi che poi che se semo scambiati anche er numero de telefono perché tu me dicevi che c’avevi un zio maresciallo, no?, che poteva intervenì su ‘sta questione… No, io cor congedo ho fatto tutto, no… grazie… No, io t’avevo telefonato per sapè come t’eri messo per Ferragosto perché c’avevo un progetto abbastanza ra… Ah, lo passi co tu’ moje! Vabbè… vabbè… eh, sarà per n’altra volta… d’accordo… buon Ferragosto, allora… anche a tua moglie!… Va bene… ciao, grazie… ciao!”
Enzo, con l’agendina cartacea, quella di una volta, dove lo stadio romano merita due citazioni, come Olimpico Stadio e come Stadio Olimpico.
Ferragosto è arrivato. Le città si svuotano, anche se le iniziative per chi resta a Roma – perché lavora, o perché non può – sono tante, e per fortuna ci sono anche i volontari che si occupano dei meno fortunati, anziani, malati. E tante sono nella Grande Roma di cui BINROME si occupa. Nella speranza che ciascuno – romano o turista – trovi quella giusta per trascorrete in serenità la festa regalataci dall’imperatore Augusto nel 18 avanti Cristo. Feriae Augusti, riposo di Augusto. Ferragosto appunto. In tutto l’impero si organizzavano corse di cavalli (ricorda niente il Palio dell’Assunta a Siena?) e gli animali da tiro, buoi, asini e muli, venivano esonerati dal lavoro e agghindati con fiori. Non è cambiato molto, dal quel tempo, in verità. Neppure quando la Chiesa fissò il 15 agosto come festa della Madonna Assunta in cielo, dogma cattolico proclamato ex cathedra da Pio XII nel 1950. Le feste religiose si sono sommate a quelle laiche di derivazione pagana, senza sostituirle. D’altra parte la mancia dei padroni ai contadini che portavano gli auguri fu resa obbligatoria nello Stato Pontificio. Le mance sono rimaste una tradizione, ma slegate dal Ferragosto. A resistere è invece una tradizione molto più recente, non data neppure un secolo. Siamo negli anni Venti del Novecento quando nasce la gita di Ferragosto.

Ferragosto al mare con il Dopolavoro
Ferragosto al mare con il Dopolavoro
A introdurla fu l’Opera Nazionale Dopolavoro, l’organizzazione fascista che si occupava di organizzare il tempo libero di operai e contadini. La gita in Lambretta, in Vespa o in macchina arriva dopo, negli anni Sessanta, figlia del boom economico del Dopoguerra, di quell’Italia affluente che vedeva il Pil crescere del 6,8% all’anno, che neppure i Brics prima della crisi… Il Dopolavoro istituì i Treni popolari di Ferragosto, a prezzi scontati, grazie ai quali tanti italiani hanno scoperto per la prima volta il mare, la montagna e le città d’arte. Si potevano fare gite di un giorno o tre giorni, col pranzo al sacco. E comunque si organizzavano iniziative in ogni paese, come adesso.image Peraltro la tradizione resiste, come se il tempo non fosse passato. I CRAL sono eredi del Dopolavoro e continuano come nulla fosse. Basta cercare sul web. Questo, tra i tanti, è l’avviso del CRAL dell’Alenia Aermacchi: “Come oramai tradizione, proponiamo ai ns Soci la classica gita di Ferragosto per vedere i fuochi artificiali a Laveno Mombello (Va) da ammirare a bordo di battellini privati del Consorzio C.M.A. Battellini di Stresa con tappa all’Isola Pescatori”. Ma ce n’è per tutti i gusti…
D’altronde Ferragosto è Ferragosto. Non bisogna passarlo come Enzo. E poi, nella versione laica come in quella di fede, è una ricorrenza importante e sentita. Forse non per caso Ruggero Leoncavallo ambienta il 15 agosto i suoi Pagliacci: “Oh, che bel sole di mezz’agosto!” (Bello il sole ma tragico il melodramma…). Anche il cinema ha fatto la sua parte. Il boom economico incide su consumi e costumi, in ogni senso.image Ferragosto in bikini, girato nel 1961 da Marino Girolami forse è il prodotto più tipico dell’epoca, ambientato a Fregene, ancora poco più che un villaggio di pescatori, con qualche villa spuntata negli anni Trenta grazie ai gerarchi fascisti, a cominciare da Ettore Muti. Gli interpreti sono attori che erano o stavano per diventare famosi: Walter Chiari, Mario Carotenuto, Valeria Fabrizi, Raimondo Vianello, Lauretta Masiero, Carlo delle Piane, Tiberio Murgia, Toni Ucci, Bice Valori, Marisa Merlini. L’anno dopo il cinema s’intristisce con la Roma ferragostana deserta da cui scappa Vittorio Gassman. Con Il Sorpasso Dino Risi riesce a cogliere le novità e le contraddizioni di quegli anni. Splendidi attori, si sa, Gassman, la minorenne Catherine Spaak e Jean-Louis Trintignant. Ma sono solo due esempi. Trintignant tra l’altro torna sul tema molti anni dopo con il cortometraggio francese Quinze août. Si cimentano anche i narratori. Alberto Moravia scrive Scherzi di Ferragosto e Racconti romani; Carlo Cassola, Ferragosto di morte; Arturo Carlo Jemolo, Scherzo di Ferragosto. E anche questi sono solo esempi, per chi avesse voglia di letture in tema. E per dire che, laico o religioso, il Ferragosto resta una festa e anche una svolta di ogni anno. Si volta pagina, l’estate sta in realtà virando in autunno. Nell’Italia contadina, archiviata la trebbiatura, ci si attrezzava per la vendemmia e per la riapertura delle scuole, per non dire di fabbriche e uffici. Insomma, cominciava la corsa verso il Natale. Anche i tormentoni estivi sfumavano nei juke box, o magari temevano la fine degli amori da ombrellone: “Verrà lo so verrà la fine di agosto – cantava Little Tony nel 1964 – e tu dovrai lasciare così questa spiaggia… Settembre ci aspetta già, l’autunno poi passerà ma io non potrò, lo sai, scordarmi di te… Verrà lo so verrà la fine di agosto e poi per me sarà la fine di tutto…” Poetica da musicarello, di quando i tormentoni estivi coinvolgevano tutti e diventavano film. Ma lo spartiacque di Ferragosto esiste ancora, come le gite, e l’allegria. Un luogo ci sarà anche per Enzo…