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Al Teatro Vascello Sabelli ci immerge nella poesia del Saul dell’aedo di Asti

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Al Teatro Vascello la molisana Compagnia del Loto si lancia, è il caso di dirlo, nella titanica impresa del Saul alfieriano e dei suoi endecasillabi. Sì, perché sulle note del Trio Miele e su una scenografia significativa e azzeccata gli attori fanno del verso in undici sillabe il loro credo teatrale.
Si potrebbe dire una scelta, questa, particolarmente autobiografica per Stefano Sabelli, regista, fondatore e direttore artistico del Teatro del Loto, che, dopo essere passato attraverso i personaggi di Gionata prima e di David poi, culmina la sua lunga esperienza nel mondo del teatro e del teatro alfieriano interpretando Saul in persona, forte dell’approfondita conoscenza dell’opera in tutte le sue sfaccettature.
Sulle numerose difficoltà che la recitazione di endecasillabi propone spicca in particolar modo la bravura di Gregorio De Paola, giovane attore nel ruolo di Gionata e accanto a lui Pasquale Arteritano che impersona il sacerdote Achimelech.
Ma il vero protagonista di questo spettacolo è il verso stesso e la compagnia ci consegna la parola poetica, come un aedo avrebbe fatto con il suo uditorio. Certo, oggi il pubblico quando sente parlare in versi rimane frastornato e solo successivamente, se tutto va bene, con un po’ d’impegno riesce a forgiare l’orecchio a quel linguaggio che appare fin troppo simile ad una vuota formula magica.
Il lavoro della compagnia risulta dunque ancora più ammirevole perché riabituarsi all’ascolto poetico senza fatica non significherebbe restare ancorati al passato ma recuperare ed esercitare una delle più antiche capacità umane, nonché metodo di comunicazione e trasmissione d’arte per eccellenza.