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La piccola ebrea nella tragedia di Salonicco

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Salonicco 1943. Le SS sono giunte nella città occupata dall’esercito tedesco con lo scopo di annientare la grande e ricca comunità ebraica che vi abita da secoli, deportando tutti i suoi membri e impadronendosi dei loro beni. Mentre le partenze dei treni verso i campi di concentramento della Polonia si susseguono senza interruzione, nella città devastata dalla follia nazista due storie – destinate a incrociarsi – scorrono parallele: la storia di Hanna e Yosef, due quindicenni ebrei rinchiusi nel ghetto di Kalamaria, testimoni del crescere delle violenze e alla ricerca di una possibile via di salvezza e la storia del console italiano Guelfo Zamboni e del capitano Lucillo Merci, suo assistente, che in una frenetica corsa contro il tempo si adoperano per salvare quante più vite possibili. Se per Hanna l’incontro con Yosef sarà la scoperta di un amore sorprendente che neppure le circostanze più cupe potranno cancellare, per il console Zamboni e il capitano Merci quei drammatici mesi saranno invece l’occasione per riaffermare il primato della coscienza sul rispetto delle leggi: «Avremmo potuto non farlo? Avremmo davvero potuto non aiutare quelle persone?».

Luigi Ballerini, Hanna non chiude mai gli occhi, www.edizionisanpaolo.it

Dal romanzo alla storia

Console a Salonicco durante la seconda guerra mondiale, il console italiano Guelfo Zamboni salvò almeno 350 ebrei dalla cattura da parte dei nazisti. Per questo lo Stato di Israele lo ha riconosciuto Giusto delle Nazioni.
54mila ebrei di Salonicco, la Gerusalemme di Grecia, furono deportati e uccisi nei campi di sterminio nazisti. Info, Museo Ebraico di Salonicco, anche in inglese: www.jmth.gr