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Il sapore della scoperta con MADRID-PALERMO alla galleria RvB Arts

1951
L'opera
L'opera "Morlaco" di Martínez Cánovas, in mostra alla galleria RvB Arts

La sensazione che si ha entrando nella galleria RvB Arts in Via delle Zoccolette a Roma in occasione dell’esposizione “Madrid-Palermo” è forse simile a quella che si prova quando si gusta per la prima volta qualcosa di straordinariamente buono.

La chiave d’interpretazione, lo spunto che fa vedere, che spinge l’osservazione in profondità per comprendere e contestualizzare a fondo le opere degli artisti esposti, la fornisce in una sola parola Viviana Quattrini: “barocco”.

“Barocco” va inteso non solo come tendenza figurativa, ma anche come stile letterario e contestualizzazione storica.

Scrive la Quattrini: “Un’epoca (…) che sembra ripetersi nella contemporaneità (…) con i suoi dubbi e le stravaganze ma anche con un forte ritorno al reale. Quando ai modelli e ai valori si sostituisce la persuasione, che nella società attuale viene amplificata per via di una pervasiva spettacolarizzazione dei prodotti, relazioni e sentimenti, l’arte non può far altro che intervenire con forti sollecitazioni visive”.

Sono proprio la sollecitazione, lo stimolo visivo e quello emotivo il carattere più evidente nelle opere degli artisti spagnoli e siciliani in esposizione; l’osservatore sembra “diviso” da due reazioni opposte: istintiva e profonda che, insieme, creano stupore. Una reazione di vita vera nel mondo cupo e di omologazione industriale che abitiamo, un intenso piacere per gli occhi e per tutto il corpo.

Nel 1986, a Parigi, i fratelli Lumière proiettavano L’Arrivée d’un train en gare de La Ciotat. La leggenda dice che il pubblico si alzò in piedi e quasi scappò per timore di esser travolto dal treno. E’ questo ciò che suscitano negli spettatori i pittori di MADRID-PALERMO. 

Una delle opere che suscita queste reazioni, è “Sting” della giovane artista palermitana Dalila Belato.

Sting e gli altri altorilievi presenti al vernissage, mostrano un gran numero di giochi di contrasti: micro e macro, semplicità e minuzia, emozione e sensazione, realismo e immaginazione. Un’altra dimensione affine alla nostra in tutto e in niente, emozione e materia.

Affine alla Belato, per la comunione tra piccolo e grande, colore (bianco e nero) ed espressività dei volti, le notevolissime opere dello spagnolo Martìnez Cànovas, classe 1980, laureato all’Accademia delle Belle Arti che produce, lavorando su figure umane e accostando ad esse immagini di animali come insetti o rettili, immagini inquietanti ed evocative di emozioni cupe e/o di sorpresa.

Accademico è anche il giovanissimo Luca Crivello, artista del 1992 e, per alcuni aspetti, il più diverso dallo stile e dalle intenzioni dei colleghi: Crivello non rappresenta, evoca; non mostra, suggerisce. Nei suoi delicati lavori si coglie una forte attenzione, più che al particolare (che  caratterizza le altre opere in mostra), alla suggestione emozionale.

Esperienza e grande impatto li vediamo invece nelle opere di Nicola Pucci, pittore siciliano, che mescola immobilità e moto, espressione e dinamismo, serietà e sottile ironia. Intrusione di corpi in potente movimento all’interno di ambienti statici che vengono così sconvolti.

Colpiscono, poi, di Evita Andujar, gli arditi accostamenti di colore e i tratti veloci e decisi, i corpi scissi e in moto statico, una rappresentazione di corpo e psiche in armonie discordanti.

Carne, luce e vita emergono invece dagli inquietanti quadri di un altro giovane, Roberto Calò, palermitano dell’85. Notevoli  i volti terribilmente espressivi e rappresentati in momenti di estasi attraversati da luci che pervadono i sensi e le fisicità dei soggetti.

Peculiare nell’opera di Massimiliano Carollo, invece, è la sintesi di elementi reali e astratti che dona alle opere una particolare e originale espressività e poeticità.

Altro artista che con i suoi lavori si distacca per certi aspetti dagli altri pittori esposti è Luis Serrano, il quale, con le sue rappresentazioni intime e da un forte valore evocativo, sussurra, con colori delicati, malinconia e profondità. Sembra quasi di poter percepire gli odori di ciò che viene rappresentato in una iperrealistica metonimia simbolica.

Opere, dunque, che colpiscono sia a primo impatto, sia dopo una riflessione più profonda. Una cornice suggestiva, come la bellissima galleria sita in una delle vie più centrali e belle della Capitale.

Evento consigliatissimo.

Francesco Morelli