Home teatro Guardarsi e riguardarsi: “Uno Nessuno Centomila” alla Sala Umberto

Guardarsi e riguardarsi: “Uno Nessuno Centomila” alla Sala Umberto

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Lo specchio accoglie e restituisce immagini, ma soprattutto fa immaginare.  Nello specchio ci si perde nell’altro riflesso, spesso non ci si riconosce. Nello specchio l’io si sdoppia dividendosi. Guardarsi alla specchio è farsi a metà nell’immagine che si vede. Non riconoscersi nello specchio per conoscersi, scoprirsi estraneo  in uno sguardo che diventa riguardo, perché così si inizia a  guardare verso se stessi. Riguardarsi allo specchio per  aver cura della propria sicurezza, ma lo specchio riflette la solitudine  e fa riflettere  chi sta di fronte:  le due solitudini si confrontano senza  mai incontrarsi.  Lo specchio ritrae l’uno  traendolo nell’ inganno della doppiezza che moltiplica una nullità: ci si tira indietro mettendosi davanti allo specchio,  nello scontro paradossale tra sguardi che rimbalzano l’uno contro l’altro e vanno in frantumi. Allo specchio ci si sente nessuno, nelle infinti schegge dello specchio ormai rotto. Uno  specchio spezzato è pericoloso, rischia di ferire, dilaniare la carne nello sguardo che si infrange su un corpo affranto. Bisogna mettersi dietro lo specchio, uscire dal riflesso che flette l’io e lo prostra davanti a un immagine che non sente sua; specchio alle spalle per liberare lo sguardo e andare oltre se stessi . Se gli occhi restano aperti, il volto si rivolge unicamente all’immagine: bisogna chiudere gli occhi e aprire la bocca, specchiandosi in una parola capace di raccogliere i frammenti del proprio io.

Alla Sala Umberto gli specchi restano alle spalle di Vitangelo Moscarda, l’uno che ha visto il riflesso del proprio nessuno e lo ha abbandonato per l’abbondanza della varietà magnifica che lo circonda: Enrico lo Verso dà voce a una dinamica estatica senza tempo, proponendo l’ultimo romanzo di Luigi Pirandello, Uno Nessuno Centomila come racconto passionale della scoperta di sé. Dal 20 al 30 aprile la regia di Alessandra Pizzi propone una rivisitazione del testo pirandelliano in grado di cogliere lo spettatore con puntuale eleganza. La scelta dell’ inflessione siciliana riflette un sentimento di appartenenza che si rivela la chiave di volta per rivolgere lo sguardo oltre lo specchio: Enrico Lo Verso interpreta con vigore il racconto progressivo della vita di Vitangelo, del movimento inesausto dell’incontro con l’altro, in un contesto mutevole che si radica in una lingua propria, caratterizzata da un accento che accentua il rapporto con la propria terra, perché proprio nel linguaggio e nella parola avviene il rapporto mancato con un’immagine che tradisce e fa a pezzi. La potente ironia unita alla levità della sagacia dell’interpretazione rispecchia la dicotomia tra distacco dello sguardo e  profondità del pensiero, che si riunisce nell’empatia del protagonista, per poi disperdersi nella scoperta di ciò che lo circonda, uscire dallo schema dello specchio e scoprirsi vagabondo nella bellezza.