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Sepe dirige una storia senza storia

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In scena al Teatro La Comunità fino al primo novembre 2015 c’è “Sudori freddi”, l’ultima fatica di Giancarlo Sepe. Lo spettacolo si ispira al film “La donna che visse due volte” di A. Hitchcock e al racconto, da cui fu tratto lo stesso film, “D’entre les morts” di Pierre Boileau e Thomas Narcejac. In questo omaggio il regista ripristina i nomi originali del giallo e si rifà al titolo assunto dal libro nelle riedizioni successive all’uscita del film, che in ambito francese era a sua volta uscito con il titolo “Sudori freddi”.

Rimescolando tutti gli elementi messi in gioco dal libro e dal film insieme, Sepe costruisce un vero e proprio vortice di attori. In una cornice neutra fatta di pannelli nero lucido, ci si perde nel labirinto delle infinite possibilità lasciate aperte dalla mancanza di una trama e dalla pochezza delle battute. Come si vede bene, infatti, l’interesse del regista è, qui più ancora che in altri casi, volto all’immagine e alla ricerca sul gesto più che sulla parola – come ad esempio nella scena in cui tutti gli attori, in fila uno dietro l’altro, si muovono improvvisando mimicamente sulle note di “Ne me quitte pas”. Proprio per tutti questi motivi però, senza conoscere almeno uno tra film e racconto, è davvero difficile raccapezzarsi di fronte a questa rappresentazione.

È uno stravolgimento dietro l’altro: Hitchcock modifica Boileau e Narcejac, Sepe torna, sì, a Boileau e Narcejac ma passando per Hitchcock e così alla fine quello che si concretizza nella piéce sono immagini delle passioni, degli incubi, degli amori, delle paure, in una parola dei tumulti dell’animo umano. Ma purtroppo si rischia di fare confusione cosicché potrebbe darsi che al calar del sipario si rimanga con un palmo di naso perché non si è riusciti, pur sforzandosi, ad entrare nell’atmosfera presentataci, per mancanza di mezzi.